Una donna presidente? La vertigine rosa per il Colle

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Boldrini, Finocchiaro, Pinotti, Severino sono i nomi femminili al momento più “quotati” per la successione a Napolitano. Da Ottavia Penna a Emma Bonino, passando per Iotti e Iervolino, una breve storia dei tentativi (falliti) di una donna al Quirinale

Laura Boldrini, Anna Finocchiaro, Roberta Pinotti, Paola Severino. Quattro nomi di donne, in stretto ordine alfabetico, che circolano già da diverse settimane per l’elezione del successore di Napolitano. È vero, non sono molti rispetto alla rosa dei venti-trenta che impazzano nel "Toto-Quirinale", e per ora non sono neppure tra i favoriti. Ma sono certamente di più rispetto a quelli spesi alle precedenti elezioni per il Colle, in settant'anni quasi sempre scanditi in Aula come sberleffo e provocazione.

Una nobildonna al Quirinale? - La prima candidata al Quirinale arriva da destra. È il 28 giugno 1946. La guerra è finita, l’Italia è appena diventata una Repubblica: si deve scegliere il capo provvisorio dello Stato. Guglielmo Giannini, un intrepido giornalista a capo del Fronte dell’Uomo qualunque (che è anche un controverso e vitalissimo quotidiano) propone l’unica deputata del suo partito. Si chiama Ottavia Penna, è una nobildonna di 37 anni, fa parte della commissione ristretta della Costituente ed è nata in provincia di Catania, a Caltagirone, la stessa città del fondatore del Partito popolare italiano, don Luigi Sturzo.
“È colta e intelligente”, la presenta il suo sponsor in un editoriale del quotidiano. Prima di spiegare, però, che si tratta solo di una provocazione: la sua candidatura, dice, è la “condanna di un mondo politico incancrenito”. Insomma, va presa per quel che è. E infatti raccoglie solo una trentina di voti.

E Pertini disse: "C'è poco da ridere" - Devono passare sei presidenti (e trentadue anni) prima che un’altra donna prenda un voto per il Colle. 29 giugno 1978, primo scrutinio che porterà all’elezione di Sandro Pertini. In aula, a presiedere, c’è proprio il politico socialista. Durante lo spoglio scandisce il nome della dc Ines Boffardi tra i sorrisi e le battute sarcastiche di diversi colleghi. "C’è poco da ridere", li zittisce. "Anche una donna può diventare presidente, lo sapete?". Sembra di no.
Qualche segnale di incoraggiamento si inizia infatti a intravedere solo quindici anni dopo, nel maggio 1992. Nilde Iotti, prima donna a presiedere Montecitorio (per 13 anni, dal 1979 al 1992) e prima donna a ricevere un mandato esplorativo per la formazione del governo (1987), è la candidata della sinistra. Nelle prime quattro chiame, cresce fino a superare quota 250. Poi più nulla: scende fino a eclissarsi alla nona votazione (3 voti).
Sembra l’inizio di un percorso e di un traguardo piuttosto vicino. E invece no. La sua sarà la candidatura che si avvicina maggiormente alla vittoria.

Emma Bonino, "l'uomo giusto al Quirinale" -Sette anni dopo, nella votazione che porterà Ciampi dai corazzieri, i nomi rosa non superano i venti voti e provengono tutti da “franchi tiratori”. Rosa Russo Jervolino, la prima donna a dirigere il Viminale, raccoglie 16 preferenze: non fa breccia a sinistra e neppure a destra (“anche l’orecchio vuole la sua parte”, la stroncherà Berlusconi due anni dopo, nel 2001, durante la campagna elettorale che la porterà alla guida a di Napoli).
Un voto in meno, in quell’occasione, riceve Emma Bonino. La campagna dei radicali portata provocatoriamente avanti con lo slogan “l’uomo giusto al Quirinale”, dà i suoi frutti, ma non in Aula. Alle europee di quell'anno (è il 1999), la lista Bonino-Pannella tocca il suo record, con l’8,5% dei voti e sette seggi.

La figlia di Umberto e la moglie di D'Alema - Le cose non vanno meglio nel 2006: Franca Rame prende 24 voti, 3 schede vanno alla figlia dell’ultimo re, Maria Gabriella di Savoia, e sempre tre vanno a Linda Giuva. Più che candidature, sono sberleffi e provocazioni. In particolare, nel caso di Giuva: è la moglie di D’Alema, candidato "bruciato" in quell’elezione.
Neppure il Napolitano-bis, nel 2013, porta scossoni. Molte le potenziali candidate, pochi i nomi rosa scanditi in Aula: su tutti Annamaria Cancellieri (78 voti nella quarta votazione), di nuovo Emma Bonino (13 voti al primo scrutino), ma spuntano anche Anna Finocchiaro (7 voti alla prima chiama) e Paola Severino (5 voti alla seconda). Questi ultimi, di nuovo pronti a essere spesi per la prossima elezione.

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