Berlusconi: in patto Nazareno anche scelta Capo dello Stato

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Per il leader di Forza Italia un presidente della Repubblica “gradito” è la logica conseguenza dell’accordo. Ma Debora Serracchiani e Lorenzo Guerini, vicesegretari del Pd, frenano: “L’intesa vale solo per le riforme”

Un presidente della Repubblica "gradito" è la logica conseguenza del Patto del Nazareno. Silvio Berlusconi da tempo non ne fa mistero ed anche oggi, approfittando di un collegamento telefonico con un'iniziativa di Fi ad Imola, sottolinea come la scelta condivisa del futuro Capo dello Stato sia una delle clausole dell'accordo siglato con Renzi. Ma dal Pd arriva subito uno stop: per i due vicesegretari Dem, Debora Serracchiani e Lorenzo Guerini, "il Quirinale non fa parte del patto" in cui ci sono invece “impegni importanti come le riforme" costituzionali e istituzionali.

L'intenzione di voler giocare da protagonista la partita sul futuro presidente della Repubblica rappresenta una delle priorità dell'ex capo del governo. Un obiettivo che lo costringe da settimane anche a dover soprassedere sui dissensi interni in virtù di quell'unità del partito che rappresenta la condizione essenziale per poter avere un 'peso' nella scelta del futuro inquilino del Colle. Berlusconi riconosce che il patto del Nazareno "dà fastidio perché ha impedito un'opposizione vera su tutto ed ha creato anche delle difficoltà dentro il partito ed ha disorientato gli elettori" ma, aggiunge il Cavaliere, "come facevamo a dire di no a delle riforme che sono le nostre?". L'ex capo del governo però promette battaglia e di poter risalire la china dei sondaggi una volta recuperata la piena agibilità: "Dal 15 febbraio - avverte - ci sarà un cambiamento assoluto".

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