Riforma del Senato, governo battuto due volte

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La Commissione Affari costituzionali alla Camera ha approvato due emendamenti, uno della minoranza Pd e uno di Sel, che di fatto aboliscono i senatori a vita di nomina presidenziale. Renzi: "Andiamo avanti, c'è un paese da cambiare"

Solo un fatto tecnico, spiega la minoranza Pd per allontanare da sé lo spettro di un segnale politico a Palazzo Chigi. Resta il fatto che la cronaca del 10 dicembre registra il governo battuto in Commissione affari costituzionali alla Camera sul voto di 2 emendamenti al ddl riforme, uno di Sel e l'altro della minoranza Pd, che eliminano dall'attuale testo del disegno di legge i 5 senatori di nomina presidenziale, che rimangono in carica per 7 anni.  Con l'emendamento quindi, si modifica quella parte dell'art. 2 del ddl secondo la quale il Senato non elettivo veniva configurato da 95 senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da 5 senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica.

Renzi, pensano intimidirci ma andiamo avanti - Immediata la reazione di Renzi, che commenta: "Pensano di intimidirci, ma non mi conoscono: credono di mandarci sotto per far vedere che esistono, anche a costo di votare con Grillo e Salvini". E ancora: "Non vale la pena arrabbiarsi, andiamo avanti, c'è un Paese da cambiare. Oggi abbiamo lavorato sull'Ilva, altri preferiscono giochetti parlamentari".

Governo battuto due volte - Resta il fatto che il governo e i partiti che sostengono il patto del Nazareno sulle riforme sono stati messi ko dalla minoranza Pd, schierata con le opposizioni (Sel, 5 Stelle, Lega) e dall'esponente della minoranza azzurra, Maurizio Bianconi (lui stesso, sentendosi appellare come 'frondista', rivendica di far parte della minoranza FI, e spiega che con lui ci sono altri 17 deputati forzisti).

Pd: non è un voto politico - Era un "emendamento tecnico", quindi, "non è un voto politico", spiega l'esponente di minoranza Pd Alfredo D'Attorre. Tutti gli emendamenti inerenti la materia erano stati accantonati nella giornata del 9 dicembre per verificare se era possibile trovare un'intesa. "Erano emendamenti tecnici su cui c'era una larghissima condivisione, non si capisce perché - osserva - il governo ha dato parere negativo. Quanto è successo conferma che sui punti centrali della riforma la Commissione deve decidere. C'è l'impegno di tutti nel Pd a non toccare i pilastri della riforma, ma deve prevalere la discussione in Commissione".

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