Il Jobs Act passa al Senato. Camusso: valuteremo ricorso Ue

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Dopo l’ok della Camera Palazzo Madama dovrebbe iniziare l’esame il 2 dicembre per arrivare al via libera definitivo la prossima settimana. Ancora tensioni nel Pd, dopo che ieri alcuni dissidenti hanno lasciato l’Aula. Scintille tra Orfini e Cuperlo

L'Aula del Senato dovrebbe cominciare ad esaminare il Jobs Act martedì 2 dicembre, di pomeriggio, verso le 17.00. Lo ha deciso la Conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama secondo quanto riferisce il presidente dei senatori del gruppo Autonomie, Karl Zeller. Ieri il testo ha ricevuto l’ok della Camera. Un voto su cui il Pd si è spaccato con 40 deputati che non hanno partecipato alla votazione. L’obiettivo è arrivare al via libera definitivo la prossima settimana. In mattinata si è svolto un incontro tra il ministro del Lavoro Poletti e la Commissione Lavoro alla Camera. Al centro le questioni da affrontare con i decreti delegati. Poletti ha ribadito che i provvedimenti saranno pronti a inizio anno e che il primo sarà quello sul contratto a tutele crescenti.

Camusso: “Valuteremo anche ricorso Ue” - Intanto, il segretario della Cgil Susanna Camusso rende noto che la Cgil valuterà anche il ricorso in sede europea contro il Jobs Act, sulla base della Carta di Nizza sui diritti fondamentali.



L'articolo 30 stabilisce che "ogni lavoratore ha il diritto alla tutela contro ogni licenziamento ingiustificato, conformemente al diritto dell'Unione e alle legislazioni e prassi nazionali". Secondo l'articolo 31 "ogni lavoratore ha diritto a condizioni di lavoro sane, sicure e dignitose. Ogni lavoratore ha diritto a una limitazione della durata massima del lavoro, a periodi di riposo giornalieri e settimanali e a ferie annuali retribuite".

Scintille via Facebook tra Orfini e Cuperlo - Nel Pd continuano le divisioni. E continua la scia di polemiche. Con un post su Facebook il presidente del Pd Matteo Orfini, che ieri prima del voto aveva fatto un appello all’unità del partito, conferma a Gianni Cuperlo di aver definito, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, "prime donne" i dissidenti che non hanno votato il jobs act, rincarando che quella scelta mette a rischio la vita del Pd. E sempre su Facebook arriva la replica di Cuperlo. "Primedonne? No, solo donne e uomini con le loro convinzioni e la loro coerenza".

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