Renzi sfida la minoranza Pd: "Il Jobs Act non cambia"

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"Il sonno me lo tolgono le crisi industriali, non Vendola o Landini", dice il premier nell'ultimo libro di Vespa. Il segretario Fiom: "Contro il lavoro non si va da nessuna parte". Settimana decisiva per gli emendamenti alla legge di stabilità. VIDEO

Nessun margine di trattativa sul Jobs act. Matteo Renzi è chiaro e affida il suo pensiero a Bruno Vespa che sta mandando in stampa, come ogni anno in questo periodo, il suo ultimo libro. "La delega sul lavoro alla Camera non cambierà rispetto al Senato" dice Renzi e se qualcuno del Pd non dovesse votare la fiducia: "Se lo fanno per ragioni identitarie, facciano pure. Se mettono in pericolo la stabilità del governo o lo fanno cadere, le cose naturalmente cambiano".

Renzi: "La crisi mi toglie il sonno, non Vendola o Landini"
- "Se qualcuno dei nostri vuole andare con la sinistra radicale faccia pure: non mi interessa. E' un progetto identitario fine a se stesso e certo non destinato a cambiare l'Italia" sostiene inoltre il premier. "Il sonno – continua Renzi - me lo tolgono le crisi industriali, i disoccupati, certo non Vendola o Landini". "Se si arrivasse a una scissione, ma non ci si arriverà,- prosegue - la nostra gente sarebbe la prima a chiedere: che state facendo?".

Landini: "Contro il lavoro non va da nessuna parte" - "Noi abbiamo la maggioranza dei consensi. Bisogna convincere Renzi che contro il lavoro non va da nessuna parte" avverte da parte sua Landini che annuncia due proteste di piazza dei metalmeccanici solo a novembre. E scalpita la minoranza del Pd. "Se Renzi è convinto che la delega debba essere approvata così com'è alla Camera, magari con il voto di fiducia, io sono dell'avviso contrario" protesta il presidente della Commissione lavoro ed esponente della sinistra Pd, Cesare Damiano che ribadisce: "E' assolutamente necessario correggere contraddizioni e limiti della legge di stabilità e migliorare la delega sul lavoro" che, "come minimo, deve tutelare le nuove assunzioni nel caso di licenziamenti discriminatori e disciplinari non giustificati".

Gli emendamenti alla legge di stabilità - Intanto la settimana si annuncia infuocata anche per la legge di stabilità, con i partiti, ma anche le diverse commissioni parlamentari e i singoli deputati, impegnati nella messa a punto degli emendamenti, alcuni strettamente legati al Jobs Act.
Tra i punti legati al lavoro: i  fondi per gli ammortizzatori sociali (troppo pochi secondo la sinistra Pd) o la riduzione delle risorse dei centri per l'impiego, che avrebbero un ruolo strategico nel Jobs Act per far trovare lavoro a chi lo ha perso con il nuovo art.18. Per favorire assunzioni vere la commissione Lavoro starebbe lavorando anche a misure per evitare 'furbizie' nello sconto contributivo triennale pro-neo assunti. Si vuole rendere lo sconto "strutturale" magari riducendone l'importo e mettere paletti per evitare che dopo il 3 anno scompaiano le aziende o si licenzi, intascando così lo sconto contributivo in cambio di nuova precarietà.

Emendamenti alla legge di stabilità sono attesi anche sul bonus di 80 euro, per modificare la platea dei beneficiati, dalla quale sono ora escluse le fasce più svantaggiate (gli incapienti) e nella quale si tiene poco conto delle famiglie più numerose. C'è poi il tema del Tfr che sconta tasse "ordinarie" per chi lo mette in busta paga. Si punta a introdurre un fisco agevolato, così come a cancellare l'aggravio del prelievo sui fondi pensione, aumentato dall'11 al 20%, penalizzando una delle gambe su cui costruire il futuro.
Nodi da sciogliere riguardano anche i fondi per i malati della Sla - che martedì scendono in piazza - e il taglio di 4 miliardi alle spese delle Regioni, che in settimana incontreranno di nuovo il governo. Ma alcune modifiche alla Legge di Stabilità arriveranno dallo stesso governo dato che il testo varato dal Cdm va adeguato agli accordi presi con l'Ue.

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