L'Italia dei privilegi? E' anche nell'efficiente Trentino

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In Da qui all'eternità Sergio Rizzo racconta le rendite perenni e spropositate di cui beneficiano politici e amministratori pubblici. Dimostrando come siano coinvolte anche le Regioni considerate più virtuose. L'ESTRATTO

di Sergio Rizzo

I soliti meridionali, scialacquoni e furbastri? Date allora un’occhiata a quello che hanno combinato nell’efficiente e virtuoso Trentino-Alto Adige. Anche lì, sull’onda dell’apparente offensiva scattata in tutta Italia contro privilegi e costi della politica, i vecchi vitalizi sono finiti in soffitta, sostituiti nel 2012 da un contributo previdenziale regionale ai singoli consiglieri. Sempre quelli futuri, s’intende. Ma sono andati pure oltre, incentivando chi già aveva maturato il diritto all’assegno ad accettarne una riduzione secca. E qui viene il bello.

L’incentivo consiste nel vedersi pagare la differenza, in parte cash, in parte come quote di uno speciale fondo d’investimento, capitalizzata in base ad alcune condizioni. Che gridano vendetta. Per esempio le penalizzazioni per chi decide di prelevare tutto e subito. Ridicole. Soprattutto, però, l’aspettativa di vita su cui la somma viene attualizzata: 85 anni, quasi sei in più rispetto alla media dei maschi italiani.

La giustificazione? Quella che l’aspettativa di vita non può essere uguale per tutti. Dipende, infatti, dalle condizioni economiche, sociali e culturali. Decisamente più vantaggiose per un politico che per un comune mortale: ergo, è normale che nel calcolo attuariale i consiglieri regionali del Trentino-Alto Adige si meritino qualche annetto di vita in più.
E poi c’è il tasso di sconto impiegato nello stesso calcolo: lo 0,81 per cento. Addirittura comico in confronto ai livelli di mercato.

Alla fine vengono fuori dei conti astronomici. Qualche caso? Fra anticipo cash e quote del fondo, l’ex potentissimo presidente della Provincia di Bolzano Alois Luis Durnwalder, già politico più pagato della Repubblica italiana, avrebbe diritto a 919.527 euro: oltre al vitalizio da 2975 euro netti mensili. Il sessantaquattrenne Pino Morandini, anch’egli titolare di un identico assegno perpetuo, a 1.112.665 euro. Sabina Kasslatter, tre legislature alle spalle e 50 anni compiuti a giugno del 2013, a 1.425.143 euro. Mauro Minniti, un paio di mesi più anziano, a 1.322.822 euro. La pasionaria Eva Klotz, animatrice nel gennaio 2014 di un referendum per la secessione dell’Alto Adige dall’Italia con conseguente annessione all’Austria, a 1.145.761 euro e 59 centesimi: italiani, ovviamente.

Accettano tutti volentieri, con rarissime eccezioni. L’ex europarlamentare comunista Anselmo Gouthier, ottantenne, preferisce continuare a percepire il vitalizio da 5890 euro netti al mese. Così pure il novantenne Bruno Fronza, pensionato ormai da 40, con 5141 euro netti al mese dopo 17 anni trascorsi in Consiglio: qualche anno fa Ubaldo Cordellini, del quotidiano “Trentino Corriere Alpi” ha calcolato che il vitalizio del decano degli ex consiglieri vale 2.356.000 euro, a fronte di versamenti per 352.000.
Con un rapporto fra contributi e pensione del 14,9 per cento. Per ogni euro versato, 6 euro e 69 centesimi incassati.

Le somme attualizzate sono così elevate che qualcuno comincia a rumoreggiare. Ancora più quando si realizza che lo speciale fondo di investimento, curiosamente battezzato Fondo Family, non è destinato a migliorare le condizioni di tutte le famiglie trentine e altoatesine – voce che viene lasciata correre su qualche giornale, senza peraltro smentite uffi ciali – bensì quelle dei soli consiglieri trentini e altoatesini. Lo spiacevole equivoco trasforma il rumore in rabbia e divampa il sospetto che la riforma, decantata come un’operazione moralizzatrice per far risparmiare soldi alla Regione, in realtà sia studiata a tavolino per salvare le ricche prebende dei vecchi consiglieri a scapito dei nuovi. Anche perché tutto nasce da un parere non uffi ciale, frutto di un incarico ancora meno ufficiale, affidato a un professore dell’Università di Innsbruck.

Si chiama Gottfried Tappeiner ed è presidente della società PensPlan Centrum. Società italianissima, a dispetto del nome tedesco: unico azionista è la Regione. Che dunque provvede anche alla nomina dei suoi vertici. PensPlan Centrum è stata costituita con una legge locale del 1997 per la promozione della previdenza complementare nel Trentino-Alto Adige.
Una robetta con 258 milioni di capitale sociale, che controlla il 64,4 per cento di una società per la gestione del risparmio. È la PensPlan Invest, alla quale la Regione, dopo apposito e regolare bando, ha affidato i denari pubblici del Fondo Family. Così il cerchio si chiude. Ma non senza conseguenze.

I grillini scatenano un inferno. Pretendono che si faccia marcia indietro, e fra pareri e contropareri conditi dall’imbarazzo generale la questione ritorna al Consiglio regionale. Da cui, dopo la minaccia di sfracelli, le pratiche escono con un taglietto medio del 28 per cento.  Al netto della figuraccia, il grosso del malloppo è salvo. Ci sono però degli strascichi. Racconta venerdì 25 luglio 2014 il “Corriere del Trentino” che finiscono nel registro degli indagati l’ex presidente del Consiglio Rosa Zelger Thaler e l’esperto Tappeiner. Il procuratore Giuseppe Amato sospetta una “combine”, sotto forma di una consulenza di favore, per fare un regalo ai consiglieri.
Dice anche la dimensione: “10.799.864 euro al netto delle ritenute Irpef e del contributo di solidarietà del 10 per cento”. Nel procedimento, ancora in corso, si viene così a sapere di una consulenza precedente a quella incriminata, autore Stefano Visintin, rimasta nei cassetti. Forse perché, argomenta il magistrato, applicando una forbice del tasso di sconto da tre a cinque volte più alta di quella indicata successivamente da Tappeiner i risultati sarebbero stati ben diversi.
© Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano Prima edizione in “Serie Bianca” ottobre 2014

Tratto da Sergio Rizzo, Da qui all'eternità. L'italia dei privilegi a vita, Feltrinelli, pp. 202, euro 15

Sergio Rizzo è inviato ed editorialista del “Corriere della sera”, dopo aver lavorato a “Milano Finanza”, al “Mondo” e al “Giornale”. Tra i suoi libri, per Rizzoli: Rapaci, La cricca e Razza stracciona. Insieme a Gian Antonio Stella ha scritto, sempre per Rizzoli, La Casta, La Deriva, Vandali e Licenziare i padreterni. Con Feltrinelli ha pubblicato Se muore il Sud (con Gian Antonio Stella, 2013; Premio Benedetto Croce 2014).

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