Jobs Act, Renzi: "Non temo agguati del Pd sulla fiducia"

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Slitta a mercoledì l'emendamento del governo. Poi ci sarà il voto in Aula. Il premier ai sindacati: "Reintegro anche per disciplinari. 1,5 mld per ammortizzatori in legge di Stabilità". E parla di punti di intesa. Ma la Cgil: "Nostra posizione non cambia"

Il premier Matteo Renzi tira dritto sulla riforma del mercato del lavoro. Sul Jobs act l'emendamento del governo sarà presentato domattina, così come è pronta la fiducia nell'Aula del Senato, che sarà votata domani in serata. Nelle stesse ore del vertice Ue sull'occupazione a Milano. "Non temo agguati" del Pd, dice il presidente del Consiglio, "convinto che sia naturale che tutti" nel partito "votino come sempre". I dissensi nella minoranza restano. L'ex segretario Pier Luigi Bersani ritiene la fiducia una "forzatura" ma, alla vigilia di un voto sul filo, sostiene che comunque serve "responsabilità e lealtà".
Renzi ha incontrato oggi, in mattinata, i sindacati a Palazzo Chigi (FOTO) e subito dopo le imprese.
E se da una parte il premier parla di "soprendenti punti di intesa tra il governo e i sindacati", dall'altra Susanna Camusso sostiene che "la posizione della Cgil non cambia".

Renzi: "Paese ha bisogno di fiducia" - Il premier, durante il faccia a faccia coi sindacati, ha ribadito che "il Paese ha bisogno di fiducia", annunciando che nella prossima legge di Stabilità ci saranno risorse per 1,5 miliardi destinati agli ammortizzatori sociali e che il bonus degli 80 euro sarà strutturale dal 2015.
La tutela del reintegro previsto dall'art.18 dello Statuto dei lavoratori per i licenziamenti ingiustificati, ha spiegato Renzi, resterà per quelli discriminatori ma anche per i disciplinari "previa specifica delle fattispecie". E sul jobs act il premier ha incassato anche l'appoggio del governo tedesco.

Cgil: confermata manifestazione del 25 ottobre -
La Cgil dunque ha confermato il proprio no alla riforma del mercato del lavoro. Ci sono "tutte le ragioni per confermare la manifestazione del 25 ottobre e nuove forme di contrasto alle norme", ha detto il segretario generale della Cgil Susanna Camusso lasciando Palazzo Chigi.

Cisl: forse inizia un nuovo percorso -
Toni diversi dalla Cisl. "Meno male, forse inizia un nuovo percorso", ha affermato il segretario Anna Maria Furlan, ribadendo la massima disponibilità del sindacato a confrontarsi col governo. "La voglia di cambiare questo paese non ce l'ha solo Renzi, ce l'abbiamo tutti e il sindacato confederale più di ogni altro". 

Civati: "Alcuni senatori non parteciperanno al voto" - Ma voci contrarie al jobs act arrivano anche da dentro il Pd, con il deputato Pippo Civati che annuncia come "alcuni senatori, per propria iniziativa, non parteciperanno al voto".  "Non so quanti saranno - aggiunge - perché non è un complotto il nostro. Abbiamo chiesto mille volte che ci fosse un'occasione per discutere". E lo stesso Civati in un secondo tempo pubblica anche una lettera aperta al Capo dello Stato Giorgio Napolitano dove sostiene che chiedere la fiducia su una materia così delicata è "una prassi deprecabile".

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