Jobs Act, Bersani apre: "Saremo leali col governo"

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In Aula si discute sulla riforma del mercato del lavoro. Attesa per l'emendamento del governo, dopo la direzione del Pd. Scontro sul Tfr in busta paga. I sindacati: non serve. Grillo: così si mettono le imprese in mutande

E’ cominciata oggi 1° ottobre in Senato la discussione generale sul Jobs Act che riforma il mercato del lavoro, mentre si attende l'emendamento del governo che ingloberà le modifiche all'articolo 18 annunciate dal premier Matteo Renzi.
I tempi sono stretti, considerando che Renzi vorrebbe incassare il via libera in prima lettura entro il vertice sul lavoro dell'8 ottobre, giorno del summit europeo. Obiettivo per il quale il presidente del Consiglio sarebbe pronto anche a porre la fiducia per mettere a tacere i dissensi interni ai democratici.

Bersani: "In voto finale non mancherà la lealtà verso il governo"
- Tra i democratici che contestano la riforma, l'ex segretario Bersani assicura comunque che nel voto finale della delega sul Jobs Act "certamente non mancherà la lealtà verso il partito e il governo".  "Che sia ben chiaro - sottolinea l'ex segretario Pd - che quando voto non ho bisogno di farmi spiegare dai neofiti cosa è una 'ditta'". Bersani garantisce anche che la minoranza non si è divisa durante la direzione del Pd: "Nella sostanza, si è pensato tutti che il documento rappresentasse un passo in avanti, ma che non è ancora sufficiente. Di fronte a una valutazione così, si può votare contro o astenersi". 

Sindacati contrari a Tfr in busta paga - Oltre che col fronte interno Renzi deve naturalmente fare i conti anche coi dissensi espressi anche dai sindacati, i quali oltre alle critiche e alle perplessità sulle modifiche all'articolo 18 si dicono scettici anche sull'ipotesi del Tfr (il trattamento di fine rapporto) in busta paga. La segretaria della Cgil Camusso chiarisce: "Non stanno aumentando i salari, sono soldi dei lavoratori". No anche da Angeletti (Uil): "Ridurre le tasse sul lavoro". E Furlan (Cisl) avverte: "Non vogliamo che i lavoratori paghino più tasse anche sul Tfr".

Grillo: Tfr in busta paga? Così aziende in mutande - Anche Grillo critica la proposta del governo: "Mentre il Paese precipita nel baratro della disoccupazione e della recessione, il governo gli da' una spintarella. Togliere il Tfr alle imprese vuol dire metterle in mutande e costringerle a rivolgersi al credito bancario per finanziarsi".


Camusso: "Articolo 18 simbolo di libertà" - Ma gli attacchi arrivano naturalmente anche sull'articolo 18. Per il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, l'articolo 18 "è un simbolo di libertà e ha bisogno del rispetto e della maturità del Paese". "Ci sentiamo dire – ha detto ancora Camusso - che i diritti del lavoro siccome hanno 44 anni sono vecchi, e il criterio di anzianità non è un criterio che di per sé vale per decidere se la legge è utile o inutile. Ci sono dei simboli che non invecchiano mai".

Brunetta: "Renzi ha fatto retromarcia"-  Per motivi diametralmente opposti invece attacca il governo il capogruppo di Fi alla Camera Renato Brunetta. Brunetta accusa infatti Renzi di aver fatto "marcia indietro con l’ordine del giorno votato dal Pd" che aggiunge ai casi in cui resta il reintegro anche i licenziamenti disciplinari e non solo quelli discriminatori”. Così, accusa Brunetta, "non è cambiato nulla, si torna alla legge Fornero. Ora il problema è di Ncd che aveva puntato tutto su questa riforma e in particolare del presidente della Commissione Sacconi", che "non potrà non dimettersi".



Sacconi:  "Vedremo cosa si intende per licenziamenti disciplinari" - "Nessuna ragione per dimettermi", replica a Sky TG24 che prosegue "vedremo come si darà attuazione" alla delega, cosa si intende per "licenziamenti disciplinari" e "se il reintegro potrà essere convertito in indennizzo". Per l'esponente di Bcd il testo devo poter "arginare la discrezionalità dei magistrati".


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