Renzi: "Con il Tfr 100 euro in più in busta paga"

1' di lettura

Il premier rilancia con nuove misure per la crescita e jobs act e assicura : "La gente è con me". Sui sindacati: "Dove erano quando i ragazzi perdevano diritti"? D'Alema? "Ogni volta che parla guadagno consensi". Cgil: "Attorno a noi cresce il consenso"

"Non ci saranno franchi tiratori al Senato, la gente è con me, non con i sindacati". Matteo Renzi cammina sicuro per Roma, e dopo aver invitato al confronto sindacati e minoranza dem mette in chiaro di non temerne le mosse. Sul Jobs act ha vinto nella direzione di ieri con un consenso superiore all'80%, la minoranza spaccata, due big del calibro di D'Alema e Bersani messi di fronte ai limiti numerici delle proprie truppe. "Abbiamo votato, ora la riforma del lavoro è questione di giorni, non più di anni come in passato, e la faremo comunque". In serata poi il premier rilancia anche la proposta di nuove misure per la crescita, con l'idea di liquidare il Tfr in busta paga e garantire così almeno cento euro in più al mese. "Che uniti agli 80 euro fanno una bella dote" assicura Renzi.

Camusso: cresce consenso attorno a noi - La leader Cgil Susanna Camusso promette però un autunno caldo, dice che "non è finita qui".Noi, precisa, "stiamo lavorando per preparare la manifestazione del 25 ottobre e abbiamo attorno a noi molto consenso". E aggiunge: "Ci troviamo di fronte al fatto che si vuole modificare la norma dell'articolo 18 anche per coloro che già ce lo hanno. Quindi mi pare che aumentino le ragioni della mobilitazione".

"Tutto deve cambiare in Italia e cambieremo", tira dritto Renzi. Il sindacato pensa allo sciopero? "Legittimo. Ho grande rispetto per i sindacati. Ma dov'erano negli anni in cui si creava il precariato e i diritti dei ragazzi venivano cancellati? Tornano in piazza ora? Bene! Viva! Che bello! Ma io nel frattempo non mollo", dice a Ballarò.

Renzi: "D'Alema? Ogni volta che parla guadagno consensi" - E D'Alema? "Se non ci fosse bisognerebbe inventarlo, tutte le volte che parla guadagno un punto nei sondaggi. Se quando al governo c'era D'Alema avessimo fatto la riforma del lavoro come hanno fatto in Germania o nel Regno Unito non saremmo ora a fare questa discussione", liquida l'ex premier. E intanto ricapitola: "Con ilTfr in busta paga uno che guadagna 1.300 euro ha un altro centinaio di euro al mese, che uniti agli 80 euro del bonus inizia a fare una bella dote", circa 180 euro. "I precari, le mamme che non avevano i diritti, il cassintegrato di 55 anni buttato fuori": di questi Renzi promette che si occupera', non "dei soliti noti", perche' "il lavoro non e' un diritto ma un dovere".

FI sulle barricate -
Intanto Forza Italia resta sulle barricate. "In che direzione stiamo andando? Non è ancora chiaro - lamenta Paolo Romani - se Renzi voglia fare passi avanti o indietro rispetto all'attuale normativa sui licenziamenti disciplinari: la legge Fornero dispone, infatti, in casi diversi dall'insussistenza del fatto, soltanto il risarcimento e non anche il reintegro. Fino a quando non avremo un testo chiaro su cui discutere la legge delega resta, a nostro avviso, confusa e imprecisa". "Sarà l'ennesimo imbroglio, l'ennesimo trucco, e non ce lo meritavamo", concorda Renato Brunetta.

La minoranza Pd non cede -
Sulla legge delega che contiene la riforma del lavoro, l'aula del Senato potrebbe iniziare a votare da martedì mentre il governo potrebbe presentare un emendamento che contenga l'ordine del giorno approvato dalla direzione Pd di ieri. Non cede le armi Stefano Fassina: "La minoranza del partito non è divisa", assicura. "Ci sarà da parte dei senatori la volontà di portare avanti gli emendamenti", ricorda. "I numeri in direzione - rileva ancora l'esponente della minoranza Pd - erano scontati e il risultato era scontato. I voti di chi ha detto no e gli astenuti faranno lo stesso percorso". Insomma, conclude, "il passaggio di ieri è solo una tappa".

Leggi tutto