Renzi: "L'Italia non è un Paese finito"

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Il premier fa un bilancio del viaggio negli Usa e guarda al futuro: "La pagina migliore dobbiamo ancora scriverla". Ma è polemica sul lavoro. Camusso: "Con decreto sarà sciopero generale". Civati: "Pd a rischio scissione". Bagnasco: "Art. 18 non è dogma"

"Non siamo un Paese finito". Anzi. "L'Italia deve ancora scrivere la sua pagina migliore, e la scriveremo tutti insieme". Parola del presidente del Consiglio Matteo Renzi che, dal volo che lo riporta a Roma, traccia un bilancio del viaggio fatto negli Stati Uniti. "Quello che si è appena concluso - dice in un videomessaggio - è stato molto interessante e impegnativo. E' un viaggio partito dal futuro, dal futuro della Silicon Valley, per dire che l'Italia può pensare al futuro e non deve limitarsi a rappresentarsi come un grande paese del passato".


Futuro è la parola d'ordine di Renzi, consapevole che al rientro lo attende un duro confronto con la minoranza del Partito Democratico (Civati ha paventato il rischio scissione: "Ho l'impressione che Renzi voglia rompere") e con i sindacati che vogliono modifiche al testo sul Jobs Act presentato dal governo. "Se si farà il decreto sarà sciopero generale", ha annunciato Susanna Camusso (Cigl).


Renzi: "L'Italia non è un Paese finito" - Dopo aver incassato l'appoggio dell'amministratore delegato di Fiat e Chrysler Sergio Marchionne e una dura stroncatura da parte di Diego Della Valle ("Renzi non ha mai lavorato e non può parlare di lavoro"), il presidente del Consiglio vuole chiudere il capitolo riforma del lavoro. Nel video, visibile sul canale youtube del governo, cita Dag Hammarskjold "che diceva 'al passato grazie, al futuro sì'". E aggiunge: "Se ci pensate è anche l'emblema dell'Italia e di quelle donne e uomini che continuano a credere che l'Italia non sia un paese finito ma un paese infinito, pieno di risorse e bellezza". L'intuizione di Sergio Marchionne con Fiat-Chrysler, continua Renzi, rappresenta "il futuro degli stabilimenti in Italia".

Bagnasco: "Articolo 18 non è un dogma" - Intanto sul tema del lavoro arriva anche la presa di posizione dei vescovi italiani, i quali ribadiscono la loro esortazione alla politica italiana: sul lavoro è tempo di un nuovo patto sociale. Fondato su due consapevolezze: da un lato l'articolo 18 "non è un dogma di fede", dall'altro ogni decisione che sarà presa "deve mirare a  un solo obiettivo: creare posti di lavoro". A Genova Bagnasco ha incontrato rappresentanti del mondo sindacale: "Non ci sono dogmi di nessun genere per quel che riguarda le prassi sociali. Bisogna valutare questa questione in chiave propositiva, perché qualunque decisione, qualunque modo di affrontare l'articolo 18, deve mirare a creare posti di lavoro. Altrimenti non serve a niente. Vincerà un'idea ma non vincerà il bene di tutti".

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