Articolo 18, Renzi: "Reintegro crea lavoratori di serie b"

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Il premier da Detroit: "Sono interessato a ridurre la disoccupazione in Italia". Sul pericolo di spaccature nel Pd sul lavoro: "Non vedo questo rischio". Marchionne: "Appoggio la sua agenda di riforme". Critiche da Della Valle: "Ha fatto tilt" . VIDEO

Renzi non molla sulla riforma del lavoro e da Detroit, dove si trova per visitare le fabbriche del gruppo Fiat Chrysler, manda segnali precisi all'Italia incassando l'appoggio di Sergio Marchionne. "Non sono interessato ai dibattiti tra correnti politiche" spiega il premier che aggiunge che la sua priorità e ridurre la disoccupazione. E torna anche sulla questione dell'articolo 18, spiegando che secondo lui la possibilità del reintegro solo per chi ha un contratto a tempo intedeterminato, crea "lavoratori di serie b". Ma dall'Italia si levano voci critiche: oltre alla Cei e ai sindacati, anche Diego Della Valle boccia il premier: Non ha mai lavorato, non puù parlare di lavoro, ha fatto tilt".

Il sostegno di Marchionne - Ma Renzi può contare ora sull'endorsment di Sergio Marchionne.. Il presidente del Consiglio,  infatti dopo aver visitato gli stabilimenti Fiat-Chrysler, ha risposto alle domande dei giornalisti insieme all'ad di Fiat Chrysler, incassandone il sostegno: "Continuiamo ad appoggiare il presidente per l'agenda di riforme che sta portando avanti. È essenziale avere un indirizzo chiaro e penso che ce lo stia dando".

“Sono interessato a ridurre la disoccupazione” - Rispondendo a una domanda sul modello Usa del lavoro, Renzi ha detto: “Nessun modello è un modello che vale per tutti i Paesi. Il welfare state in Italia è totalmente diverso da quello americano e io non farei a cambio. Il modello americano ha degli aspetti positivi, altri meno. Però loro hanno il 6,1% di disoccupazione, noi il 12,6%”. Sulla riforma del lavoro in Italia, ha aggiunto: “Io non sono interessato a una discussione tra correnti politiche, sono interessato a ridurre la disoccupazione”.

“Reintegro crea lavoratori di serie b” - Sull’articolo 18, che riguarda i licenziamenti per giusta causa in aziende con almeno 15 dipendenti ed è al centro dello scontro politico sia con la minoranza del Pd sia con i sindacati, ha spiegato: “Ci attrezziamo nelle prossime ore a un progetto organico che non riguarda solo un articolo dello Statuto dei lavoratori ma che riguarda il futuro del lavoro in Italia”. E sul reintegro: “Crea lavoratori di serie b. È la scelta migliore per il sistema italiano? È una scelta che assicura la riduzione della disoccupazione? È una scelta che garantisce i diritti? Perché qualcuno ha diritti di serie a se sta in un'azienda di 15 dipendenti e di Serie b se i dipendenti sono 14?”.

“No rischio spaccatura Pd” - La questione del Jobs act sarà al centro della riunione della direzione del Pd che si terrà lunedì pomeriggio. A chi chiedeva se ci fosse il pericolo di una spaccatura del partito sul tema del lavoro, Renzi ha risposto: “Non vedo questo rischio” (VIDEO). Ottimista anche il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. “Il testo ha avuto ampio consenso, il governo non cadrà su questo”, ha dichiarato dall’Italia.


Attacco di vescovi e sindacati - Renzi, dagli Usa, ha poi tagliato corto sull’attacco della Cei alla sua agenda politica. “Rispetto ogni tipo di considerazione, anche quella dei vescovi”, ha detto. Ma a puntare il dito contro il premier, ancora una volta, sono pure i sindacati. “Il tema dell'unificazione del mercato del lavoro ci pare sia molto importante e non si può fare creando nuovi dualismi – ha detto Susanna Camusso, leader Cgil –. Strano che davanti a una legge delega, che ha un suo lungo percorso di attuazione, si parli di un prendere o lasciare”.

Della Valle: "Renzi non ha mai lavorato, non può parlare di lavoro" - Rivolte al premier poi le parole sferzanti di Diego Della Valle. "Fino a qualche anno fa pensavo potesse essere una risorsa per il Paese" ma "Renzi non ha mai lavorato quindi non può parlare di lavoro come noi, secondo me ha fatto tilt" ha detto infatti della Valle a Otto e Mezzo su La7 sostenendo che "Marchionne e Renzi sono due persone che non attendono a quello che dicono".

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