Lavoro: via libera in Commissione, ma il Pd resta diviso

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La delega approderà in Aula martedì. Poletti: "Soddisfatto". I Dem votano compatti, ma il partito è spaccato. Bersani: "Art.18 non è anomalia italiana". Orfini: "Servono correzioni". Camusso: "Sciopero? Dipende da governo". VIDEO

Primo sì al Jobs Act, ma le divisioni restano. Gli otto componenti del Pd in commissione Lavoro al Senato hanno votato sì alla delega sul lavoro nonostante la spaccatura interna al partito con Bersani, che, ai microfoni di Sky TG24,  chiede che "il governo chiarisca cosa vuole fare" e il presidente Orfini che afferma: "Servono correzioni". (LA SCHEDA). I sindacati, intanto, si dicono pronti alla mobilitazione.

Testo in Aula martedì - Dopo il via libera della Commissione, il testo approderà in Aula martedì prossimo. Durante i lavori, sono andate in scena le rimostranze dei senatori di opposizione di Sel e M5S, che hanno deciso di abbandonare la seduta durante le votazioni, mentre Forza Italia si è astenuta.

Poletti: "Soddisfatto" - Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, si è detto "davvero soddisfatto per l'approvazione della delega, giunta a conclusione di un lavoro efficace e positivo della Commissione", "che ha consentito di apportare miglioramenti su punti significativi del provvedimento", sottolineando che il testo andrà in Aula nei "tempi previsti".

Spaccatura nel Pd - Restano però le divisioni nel Pd. La norma che vede spaccato il partito è l'emendamento all'articolo 4 che introduce per i nuovi assunti il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, aprendo la strada al superamento dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che disciplina i licenziamenti senza giusta causa. "I titoli del Jobs act sono condivisibili. Lo svolgimento meno: ne discuteremo in direzione, ma servono correzioni importanti al testo", ha twittato Orfini al termine della segreteria del Pd.



Bersani a Sky TG24: l'art.18 non è anomalia italiana
- Critico anche l'ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani: "Il mercato del lavoro va riformato, ma attenzione a prendere la strada giusta" dice a Sky TG24 . E aggiunge: "Leggo oggi sui giornali, come attribuite al governo, delle intenzioni ai miei occhi surreali" soprattutto sul punto politicamente più sensibile, la norma sul reintegro in azienda del lavoratore licenziato senza giusta causa. "L'articolo 18 -  continua  - non è un'anomalia italiana. Vorrei ricordare che in tutta Europa, in Inghilterra, in Francia, in Germania, esiste, ancorché non obbligatoria, la reintegra. Quindi non ci raccontassero cose che non esistono".

I vertici del Pd: il partito si troverà unito - Ma getta acqua sul fuoco delle tensioni il vicesegretario del partito Lorenzo Guerini: "La delega è in corso di perfezionamento ed è giusto che il Pd discuta e definisca la propria posizione. Il Partito democratico si troverà assolutamente unito, stiamo lavorando per questo".

Dall'Fmi plauso alla riforma - Se al Senato, dunque, la strada sembra ormai in discesa, non è detto che alla Camera non si incontrino ostacoli. L'8 ottobre, intanto, si terrà il summit Ue sul lavoro a Milano. Mentre il Fondo monetario internazionale plaude ala riforma del lavoro del governo Renzi: "Va nella giusta direzione", scrive l'Fmi, apprezzando in particolare l'idea di un "singolo contratto".

Camusso: "Sciopero? Vedremo" -  Riguardo all'ipotesi avanzata dalle forze sindacali di proclaramre uno sciopero generale, in serata la leader della Cgil Susanna Camusso ha affermato: "Vedremo. Bisogna chiedere all'esecutivo se c'è ancora spazio per un confronto o se invece si preferisce percorrere scorciatoie".



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