Riforme, attesa per il voto finale in Senato

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Terminate votazioni ad articoli ed emendamenti. "Boato" di disapprovazione  dall'opposizione. Scontro sui "pianisti" dopo denuncia di senatore M5S. Grasso espelle Lucidi. Alla Camera sì definitivo al decreto Pa. Palazzo Madama approva Dl competitività

Con l'ok dell'Aula all'art. 40 sono terminate le votazioni ad articoli ed emendamenti del ddl riforme, tra l'applauso della maggioranza e il 'il boato' di disapprovazione delle opposizioni. La mattina di venerdì 8 agosto inizieranno invece le dichiarazioni di voto finale sul testo.

Cambiano bicameralismo e referendum - Tra le novità inserite con gli ultimi ritocchi alla Carta il doppio quorum per i referendum abrogativi (se le firme presentate sono 500mila, il quorum è 50% più uno degli aventi diritto; se sono 800mila, quorum è la maggioranza dei votanti); per le leggi di iniziativa popolare, invece, di firme ne serviranno 150.000. I disegni di legge del governo, poi, godranno di una corsia privilegiata per essere esaminati dalle Camere. In compenso l'istituto referendario subirà una radicale trasformazione, assumendo anche un carattere propositivo e d'indirizzo, cosa finora esclusa dall'attuale testo costituzionale.
Ridotto, invece, il potere di intervento legislativo del Senato, limitato solo ad una serie di casi precisi (sulla tutela delle minoranza linguistiche, ad esempio). Ma la Camera avrà l'ultima parola sulle leggi di bilancio. Fissato anche un limite agli emolumenti dei componenti degli organi regionali, compreso il Presidente: non possano superare l'importo di quelli spettanti ai sindaci dei comuni capoluogo di regione.
Via libera anche al commissariamento da parte dello Stato centrale di Regioni ed enti locali in caso sia accertato grave dissesto finanziario. Le Camere, poi, possono attribuire alle Regioni a statuto ordinario ulteriori forme di autonomia su giustizia di pace, istruzione, beni culturali, ambiente, turismo e sport, ma solo se la Regione è "in condizione di equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio".

Polemica contro i pianisti - Tra una votazione e l'altra, la polemica contro i pianisti. Solleva il caso il capogruppo grillino, Vito Petrocelli, che rifersice al presidente Grasso di aver visto "delle palline inserite" per far risultare il voto anche in assenza del senatore, "nei banchi di Forza Italia". VIDEO


Segue immediata richiesta del Movimento Cinque Stelle di invalidare tutte le votazioni. Richiesta respinta dalla Presidenza. Sul caso interviene anche il leader del Movimento, Beppe Grillo. "Vergogna. Questo video non merita altri commenti", scrive su Twitter rimandando a un post di Vito Crimi sul suo blog e a un video in cui vengono denunciati pianisti in azione sul ddl riforme.
Espulso temporaneamente Lucidi - Poco dopo la polemica per i pianisti, il presidente Grasso ha espulso temporaneamente dall'Aula il senatore grillino Stefano Lucidi per intemperanze. "Visto che è imbavagliato, si accomodi fuori", ha detto Grasso sospendendo la seduta. "Da ora in poi chi interrompe i lavori sarà fuori. Questo è chiaro", ha aggiunto il presidente alla ripresa dei lavori.

Decreto Pa, sì definitivo - Intanto, la Camera ha dato il sì definitivo al decreto legge sulla Pubblica amministrazione. I voti a favore sono stati 303, 163 i contrari, 9 gli astenuti. La riforma della Pa è passata in entrambi i rami del Parlamento con tre fiducie in una settimana accompagnata da polemiche per la cancellazione della norma che reintroduceva la cosiddetta quota 96, che avrebbe consentito il pensionamento anticipato di 4.000 docenti bloccati dalla riforma Fornero.

Dl competitivtà di legge - Poche ore dopo il via libera al decreto sulla Pubblica amministrazione è arrivato, ma stavolta dall'Aula del Senato, l'ok definitivo del decreto competitività. Il provvedimento è legge. I voti a favore sono stati 155, 27 i contrari, nessun astenuto.

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