Renzi al Pd: “Chiedo lealtà e tempi stretti per il Paese”

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Il premier parla ai parlamentari dem: “O cambiamo o tradiamo noi stessi e gli italiani”. Poi li invita a prendere poche ferie “perché abbiamo tanto lavoro”. E sul dialogo con M5S e Fi: “E’ l’abc della democrazia, non ti sbatto in faccia le riforme”

"Siamo a un bivio: o dimostriamo che la politica ha un senso e cambiamo l'Italia, o su ciascuno di noi ci sarà l'onta di aver sprecato l'occasione che i cittadini ci hanno dato. Non sprechiamola". Così Matteo Renzi si è rivolto a deputati e senatori del Pd nella sera in cui sulla riforma del Senato è caduta una pioggia di emendamenti, molti anche dai dissidenti dem.
Il premier chiama alla lealtà "non per me ma per il Paese", chiede "tempi stringenti" ma mantiene l'ottimismo. "La prossima settimana, con il voto, chiudiamo 30 anni di dibattiti", dice respingendo ancora una volta l'accusa di una riforma costituzionale autoritaria e spiegando l'urgenza non come un suo tic personale ma come "la richiesta degli italiani".
Il leader dem riserva alle riforme istituzionali l'ultimo spicchio del suo intervento, incentrato sul programma dei mille giorni che "non vuol dire che da sprinter sono diventato maratoneta". Ma che servono mille giorni per "dimostrare all'Ue che le riforme le facciamo sul serio da soli" e perché ci vuole tempo "per partire da zero ed arrivare ad un certo punto".
E sul confronto con le altre forze politiche: "Discutere con M5S è una fatica ma noi non siamo qui per mettere bandierine di parte, siamo aperti al confronto con M5S e dire che è fondamentale parlare anche con Fi è l'abc della democrazia, non ti sbatto in faccia le riforme".

"Cambiamo o tradiamo noi stessi e gli italiani" - "Siamo i depositari della speranza" del 40% degli italiani "e questo è molto più grande delle nostre divisioni interne, delle discussioni, di chi avete votato alle primarie, di quanto vi sta simpatico il segretario o il capogruppo. Sono qui per chiedervi una mano. Non voglio conquistare la vostra simpatia, vi chiedo lealtà non a me ma al Paese. E penso di poterla avere. Non sono qui per imporvi le mie idee ma per costringerci insieme a una tempistica stringente e a un impegno deciso e decisivo per il Paese. Gli italiani ci hanno dato l'opportunità di cambiare davvero, e se non cambiamo tradiamo noi stessi, prima ancora che gli italiani".

Ai parlamentari: “Vi chiedo di fare poche ferie” - Il premier si è rivolto ai parlamentari del suo partito chiedendo loro anche “di fare poche ferie. Non come atto di flagellazione biblica ma perché abbiam fatto troppi decreti e abbiamo un sacco di lavoro parlamentare da fare". Di fronte al mormorio della sala, il premier ha scherzato: "Noto l'entusiasmo. Capisco di non essere stato particolarmente incisivo finora ma che il primo segnale di vita arrivi sulle ferie...".

Crisi, “ha smesso piovere ma sole non arrivato” -
Sulla crisi ha osservato: "Ogni giorno le agenzie danno dati economici diversi e i dati sono peggio dei sondaggi, ognuno se li tira come vuole. E' evidente che ha smesso di piovere sulla crisi ma il sole non è arrivato, c'è foschia, alcuni segnali parlano di ripresa imminente ma altri di una situazione ancora molto molto difficile".

Lavoro, Renzi: “Non cadiamo nel derby ideologico” – Sulla riforma del lavoro Renzi ha detto: "Sono d'accordo con Poletti su una delega ampia alla riforma ma vi invito a non cadere nel derby ideologico: è la ragazza incinta senza tutele che ci interessa come questione di fondo, l'imprenditore che se ha certezze viene e dà lavoro, dare garanzie a chi non ne ha".

“Dopo ok riforme riunione direzione sul partito”
- Renzi ha poi sottolineato che "l'occasione di questa sera è particolarmente importante per provare insieme a delineare e definire i prossimi passaggi come gruppi Pd e come partito, assumendo l'impegno a svolgere immediatamente dopo l'approvazione della riforma del Senato in prima lettura una direzione del Pd, che per il momento è fissata giovedì 24 (vedremo se riusciremo a confermarla o dovrà slittare)". Quella sarà l'occasione per "affrontare le questioni legate al partito". E ha aggiunto: “E' inutile riaprire le discussioni interne: abbiamo tempo da qui al prossimo congresso nel 2017 e alle elezioni nel 2018. Fino ad allora discuteremo di quando andare a votare e come relazionarci sul comma 3 o proviamo a cogliere l'opportunità di cambiare l'Italia indipendentemente dalle simpatie personali? Se non lo fa il Pd non lo fa nessun altro".

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