Riforma giustizia: no al carcere per condanne sotto i 3 anni

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Il decreto entrato in vigore il 28 giugno prevede i soli domiciliari per chi deve scontare pene inferiori a 36 mesi. La norma potrebbe riguardare anche soggetti responsabili di reati come criminalità di strada, stalking, maltrattamenti. VIDEO

Niente carcere, ma solo arresti domiciliari, per chi dovrà scontare pene inferiori a tre anni. E’ quanto prevede il decreto entrato in vigore il 28 giugno e che potrebbe riguardare anche persone ritenute socialmente pericolose come  soggetti accusati di reati quali la criminalità di strada, lo stalking, i maltrattamenti. Persone che, se non dovessero avere un luogo dove poter essere poste ai domiciliari, dovranno essere rimesse in libertà, sia nei giudizi celebrati in seguito di arresti in flagranza (per direttissima) sia di primo e secondo grado.

La norma ha suscitato allarme negli ambienti giudiziari di diverse città, ma il ministro della Giustizia Orlando, nei giorni scorsi, ha precisato che il decreto "è un intervento con cui il Governo ha corretto una norma già approvata da Camera e Senato che, invece, stabiliva il divieto di qualunque misura cautelare detentiva - sia carcere che arresti in casa - nel caso della previsione di una pena non superiore a tre anni". "E’ un intervento – sostiene Orlando - che va nella direzione di garantire una maggior sicurezza dei cittadini e consentirà comunque al Parlamento di intervenire sulla materia con eventuali correzioni".

Per aggiustare il tiro, dice il presidente dell'Anm Rodolfo Sabelli al Corriere della Sera, basterebbe prevedere che il divieto di custodia cautelare in carcere "venga escluso per determinati reati come lo stalking aggravato,". Lo spazio di manovra c’è: il decreto andrà convertito in legge entro 60 giorni e il Parlamento potrà intervenire per correggerlo. 

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