Riforme, 35 senatori firmano per Senato elettivo

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Presentato un emendamento per rendere Palazzo Madama un organo scelto dagli elettori. Tra i firmatari 18 sono della maggioranza. Malumori anche dentro Forza Italia. Continua a far discutere il nodo preferenze dopo l'incontro tra Renzi e il M5S

E' a rischio la riforma del Senato così come voluta dal premier Matteo Renzi. Proprio a Palazzo Madama infatti le firme dei senatori in calce al subemendamento per rendere la futura Camera alta un organo elettivo hanno raggiunto il numero di 35. Di queste, 18 appartengono alla maggioranza. Allo scadere del termine per la presentazione dei subemendamenti, infatti, Vannino Chiti e Felice Casson, da sempre contrari a un Senato non elettivo, insieme a Loredana De Petris di Sel, Mario Mauro dei Popolari e l'ex M5S Francesco Campanella, hanno presentato 14 proposte di modifica al testo delle riforme per reintrodurre l'eleggibilità dei senatori.

Mauro: "Pronti a metterci di traverso alle riforme"
- Nella conferenza stampa di presentazione di questi 14 subemendamenti Mario Mauro non ha nascosto che i senatori "ribelli" sono "pronti a mettersi di traverso al cammino delle riforme". Gli italiani, aggiunge, "decidono meglio di certi politici". Oltre ai rappresentanti di Sel ed ex del Movimento 5 Stelle, dei trentacinque fanno parte sedici senatori del Pd più, appunto, il popolare Mauro e il socialista Enrico Buemi. Senza di loro la maggioranza non ha virtualmente i numeri per far passare il testo al Senato e ha bisogno dell'appoggio di Forza Italia. Ma anche dentro al partito di centrodestra la fronda ribelle guadagna terreno e non sono pochi i senatori di Fi pronti ad appoggiare il testo dei 35. Nel corso di una riunione dei senatori di Forza Italia sarebbero emersi diversi "mal di pancia" e Augusto Minzolini avrebbe dichiarato di essere pronto a votare contro il Senato non elettivo uscito dal patto del Nazareno. "Prevalga il criterio di proporzionalità" sono state le parole del capogruppo di FI Romani. 

Marcucci (Pd): "I numeri ci sono comunque" - Prova a gettare acqua sul fuoco delle polemiche il senatore democratico Andrea Marcucci, che su Twitter, numeri alla mano, si dice sicuro del successo della riforma, ma la tensione a Palazzo Madama resta alta.



Scontro sulle preferenze - Continua a far discutere inoltre anche l'incontro tra il premier Renzi e la delegazione del Movimento 5 Stelle sulla riforma elettorale. Dopo l'apertura del premier all'ipotesi di introdurre le preferenze il senatore di Forza Italia Paolo Romani mette i paletti e ricorda che per il partito di centrodestra l'unica alternativa resta l'Italicum. E sulle preferenze afferma che "non esiste, ma in realtà il Pd ne parla meno di noi". Anche Debora Serracchiani, vicesegretario del Pd, assicura che per loro "vale il testo dell'Italicum passato alla Camera e che  ha un'adesione ampia, perché ci stanno Forza Italia, Scelta civica,  Ncd: quello è per noi il testo della legge elettorale". Ma intanto l'apertura nei confronti dei grillini agita le acque anche nel Pd e Rosi Bindi secondo cui "ripresentarsi ai elettori con  una legge elettorale con le liste bloccate sarebbe un errore gravissimo", dunque "la disponibilità di M5S sulle preferenze non può che farmi piacere".

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