Riforme, polemiche per l'immunità. Boschi: "Non è centrale"

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Il tema del possibile scudo per i senatori agita le acque nella maggioranza. Il ministro: "Non è stato il governo a volerla". Sull'incontro con il M5S il Pd: "Bene sentire tutti, ma non si torna indietro". Di Maio: "Non mettiamo paletti"

Dialogo a tutto campo, anche con Lega e M5s, ma nessun rallentamento o passo indietro. Questa è la linea del Governo alla vigilia di una settimana decisiva per la fine del bicameralismo paritario. Ma proprio a pochi metri dal traguardo continuano a spuntare nuove grane per l'impianto della riforma, mentre Forza Italia sembra frenare gli entusiasmi. Da un lato il problema dell'immunità, dall'altro la decisione del Movimento 5 Stelle di voler partecipare al tavolo delle riforme, fanno infatti rialzare la testa a chi, sia dentro Forza Italia che dentro il Pd, vorrebbe rallentare e rivedere l'impianto generale del progetto.

Boschi: "Sull'immunità il governo aveva fatto una scelta opposta" - Sulla riforma del Senato il Pd ha fretta. I tempi sembrano ormai decisi: venerdì c'è stato "un passo decisivo verso l'accordo" sul nuovo Senato composto da 100 componenti (in rappresentanza di Regioni e Comuni o nominati dal presidente della Repubblica) e si va "verso la votazione finale nel mese di luglio", ha assicurato il ministro Boschi. Che per cercare di gettare acqua, anche sulle polemiche interne, è tornata sui temi più caldi con un'intervista a Repubblica, dove spiega che sull'immunità "il governo aveva fatto una scelta opposta", ma che il tema è stato reintrodotto in Commissione. E a chi le chiede che può sembrare uno scambio con Berlusconi, il ministro risponde che "non è una condizione posta Forza Italia, ma chiesta da diverse forze politiche". In ogni caso, chiude, "il punto dell'immunità si può discutere, ma non è centrale". Riguardo alle voci discordanti all'interno del Pd, Boschi, non chiude definitivamente all'ipotesi delle preferenze, ma aggiunge che "non ci fermeremo di fronte a qualche dissenso, che sia di 14 o di 10 senatori. Il Pd ha fatto la sua scelta anche sulle riforme costituzionali alle primarie,  una scelta confermata dai cittadini nel voto di maggio".

Il Pd al M5S: "Non si torna indietro" - Riguardo invece al coinvolgimento del M5S alla riforma, Boschi dice che "è giusto ascoltare tutti e lo faremo. Ma chi arriva adesso, dopo mesi di ostruzionismo e di attacchi, non dice o noi o Berlusconi, con cambia le carte in tavola". E sullo stesso tema interviene Lorenzo Guerini, portavoce della segreteria del Pd e che farà probabilmente parte della delegazione che si incontrerà proprio con i grillini. "In questi mesi il M5S si è sottratto al confronto, oggi ha cambiato idea: ne prendiamo atto con soddisfazione ma loro prendano atto che un pezzo di strada è già stato fatta". "Cancellare quello che è stato fatto fino ad oggi non sarebbe corretto ne dal punto di vista politico ne istituzionale" conclude.

Di Maio: "Non mettiamo paletti" - E a parlare dal M5S è Luigi di Maio, vicepresidente della Camera, che sul Corriere della Sera, spiega che "noi  non abbiamo messo paletti: partiamo da un impianto, aspettiamo che ci facciano le loro poste". L'esponente grillino spiega che per ora non vogliono parlare dell'impianto generale delle riforme, ma limitarsi alla legge elettorale. "In questo momento l'Italicum è fermo e noi abbiamo una nostra proposta. Ci inseriamo non a patti già chiusi, altrimenti saremmo dei pazzi, ma consapevoli della situazione". Su quali punti della legge elettorale vorrebbero intervenire, Di Maio però non lo dice: "Non c'è un pregiudizio su alcuni punti, bisogna capire e valutare quali giovamenti danni avranno da una determinata legge gli italiani. Non è una trattativa per una alleanza di governo ma solo su un tema."

Brunetta: "Grave errore non fare il presidenzialismo" - A tirare il freno è  Renato Brunetta, capogruppo alla Camera di Forza Italia, che avverte: "Non vedo entusiasmo attorno agli emendamenti dei relatori sulla riforma costituzionale. La strada è lunga e piena di ostacoli". Un nodo centrale per Brunetta è il presidenzialismo, fortemente voluto da Silvio Berlusconi, ma rifiutato da Renzi. "Un grandissimo errore" sostiene Brunetta che, a chi gli chiede se c'è il rischio che l'ex Cavaliere si sfili, non smentisce e ricorda come "fino ad ora tutte le modifiche al Patto del Nazareno sono state proposte e imposte da Renzi, a cominciare dalla Legge elettorale". Brunetta inoltre avverte che "può cambiare il clima nel Pd e nel Paese".

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