M5S, Grillo apre al Pd. Renzi: "Niente patti segreti"

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I 5 Stelle propongono un incontro sulle riforme: "Molto è cambiato, governo legittimato dal voto". Di Maio: "Noi ago della bilancia". Il premier: "Pronti a discutere con tutti, questa volta lo streaming lo chiediamo noi". Martina: "Impossibile sottrarsi"

Il Movimento 5 Stelle apre al governo Renzi. A comunicarlo ufficialmente i due leader Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, in un post pubblicato sul blog. "Se Renzi ritiene che la legge (elettorale, ndr) M5S possa essere la base per una discussione comune, il cui esito dovrà comunque essere ratificato dagli iscritti al M5S, Renzi batta un colpo. Il M5S risponderà”, scrivono i due.
"Questa volta, magari, lo streaming lo chiediamo noi", risponde il premier Matteo Renzi: "E' bene che non ci siano né patti segreti né giochini strani". Per Renzi "se la Lega e Grillo vogliono sedersi intorno ad un tavolo sono i benvenuti". E aggiunge: "Grillo è un uomo che ci ha abituati ogni giorno ad una sorpresa. Diciamo così... Con lui non ci si annoia".

A spingere i 5 Stelle verso un confronto sulle riforme con il Pd, nei mesi scorsi sempre negato, alcuni cambiamenti avvenuti sullo scenario politico che Grillo e Casaleggio spiegano così: “Il M5S ha una legge approvata dai suoi iscritti (e non discussa a porte chiuse in un ufficio del Pd in via del Nazareno) e Renzi è stato legittimato da un voto popolare e non a maggioranza dai soli voti della direzione del Pd. Quindi qualcosa, anzi molto, è cambiato. La legge M5S è di impronta proporzionale, non è stata scritta su misura per farci vincere come è stato per l'Italicum, scritto per farci perdere”.

L’incontro con il Pd - Quindi i due leader aprono a un incontro con il Pd: “All'incontro eventuale con il Pd, che speriamo ci sia, parteciperanno i due capigruppo M5S di Camera e Senato, oltre a Danilo Toninelli, estensore tra gli altri della versione definitiva della legge, e Luigi Di Maio come massima rappresentanza istituzionale in Parlamento nel suo ruolo di vicepresidente della Camera”.

Guerini: "Dialogo su legge elettorale insieme a riforme" - Nella replica all'invito 5 Stelle il vicesegretario democratico Lorenzo Guerini ha spiegato che il Pd è pronto "a confrontarsi con tutti, nel rispetto dei ruoli e delle posizioni diverse, sapendo bene che per la priorità restano le riforme istituzionali, Senato, titolo V e legge elettorale che garantisca governabilità" e "certezza di chi vince e chi perde, secondo il percorso che abbiamo individuato".

Di Maio a Sky Tg24: "Noi l'ago della bilancia" - Con l'apertura al confronto lanciata da Grillo e Casaleggio, i grillini si “candidano” a divenire "ago della bilancia", spiega il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, ai microfoni di Sky TG24 (VIDEO).
"Abbiamo un'opportunità per riuscire a portare a casa la riforma elettorale", perché ora "l'Italicum è oggetto di un tira e molla con Berlusconi", mentre "l'obiettivo del Movimento 5 Stelle è portare a casa la riforma con la forza politica che in questo momento è maggioritaria in Parlamento, ossia il Pd". "Non è un calcolo di convenienza - assicura - ma vogliamo dare un'opportunità a questo governo di fare una cosa buona, noi portiamo la nostra proposta, ascoltiamo e poi vediamo”.



Il tweet di Di Maio dopo la risposta di Guerini:

Martina (Pd): “Andiamo a vedere carte” – A rispondere all’invito del Movimento era stato prima di tutti il ministro Maurizio Martina, ospite domenica 15 giugno a Sky TG24: “Se davvero questa apertura è sincera sarebbe impossibile sottrarsi a questo confronto. […] Ora bisogna andare a vedere le carte e sperare che non sia un bluff”.


La legge M5S – La proposta di riforma dei 5 Stelle si basa a grandi linee su un sistema elettorale proporzionale "sensibilmente corretto" che provoca uno sbarramento "naturale" e "flessibile" anche grazie alla dimensione "intermedia" delle circoscrizioni, con la possibilità di esprimere preferenze ma anche "penalizzazioni" di candidati sgraditi. Per le preferenze è consentito il panachage (cioè si possono votare candidati di liste diverse da quella votata), mentre sono vietate (pena annullamento) le candidature plurime in più circoscrizioni o rami del Parlamento.

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