Expo e Mose, Squinzi: "Corruttori non possono stare tra noi"

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Il presidente di Confindustria tuona all'assemblea di Assolombarda. Delrio: "Serve un'alleanza per la legalità". Papa Francesco: facile entrare nelle cricche. Nell'inchiesta di Venezia spunta il nome dell'ex ministro Lunardi

"Non ci interessa sapere se gli imprenditori che corrompono lo fanno perché obbligati o per vero e proprio spirito doloso: essi non possono stare tra noi, questo deve essere chiaro". A tuonare, davanti all'assemblea di Assolombarda a Milano, è il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. Lotta alla corruzione è infatti la parola d'ordine alla luce delle ultime bufere giudiziarie che stanno interessando il Mose e i cantieri per l'Expo.
"C'è un problema di credibilità del paese", afferma invece  il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio. E lancia un appello agli imprenditori: "Abbiamo bisogno in questo momento non di moltiplicare leggi e regole, ma di fare una vera alleanza per la legalità, per il rispetto di se stessi, per la vigilanza e la prevenzione". E sul tema della corruzione è intervenuto anche Papa Bergoglio: "E' tanto facile entrare nelle cricche della corruzione", "quella politica quotidiana del do ut des. Tutto è affari" ha detto nella messa a Santa Marta.

Si allarga il fronte delle inchieste - Intanto, prosegue l'inchiesta sul Mose (FOTO e VIDEO). L'ultimo nome emerso è quello dell'ex ministro Lunardi (VIDEO) che, come nel caso di Tremonti, non risulta indagato. Sul fronte delle indagini sugli appalti per l'Expo, invece, le prove a carico delle persone arrestate avrebbero convinto la procura di Milano a orientarsi per la richiesta di giudizio immediato, il che farebbe risparmiare tempi sulla durata del futuro processo.

Squinzi: i corruttori non possono stare tra noi - Ed è duro anche l'intervento di Squinzi. Afferma "che i corruttori non possono stare tra noi", si dice amareggiato dagli ultimi episodi di cronaca giudiziaria e spiega che i costi della burocrazia fanno prosperare il malaffare.  "Noi lavoriamo nelle regole e le rispettiamo - aggiunge - e chi non lo fa deve stare fuori da casa nostra", ma "dobbiamo ridurre seriamente i costi di funzionamento della burocrazia, cancellando tutto ciò che sottrae valore ed efficienza e crea una rete capillare di nepotismo e di ruoli inutili". Secondo il presidente di Confindustria "è la densità di questa sostanza fatta di leggi, regolamenti, enti, tutti controllati dalla politica, che fa prosperare la corruzione, l'evasione e il malaffare".

Delrio: non abbiamo bisogno di moltiplicare le leggi - Immediata la risposta di Delrio, che dallo stesso palco assicura che "sulla riforma della burocrazia, il Cdm di venerdì (con il decreto anticorruzione, ndr) darà un segnale molto forte". Il sottosegretario sottolinea poi che non c'è bisogno di "moltiplicare leggi e norme, ma occorre un'alleanza per la legalità per la vigilanza e per la prevenzione". L'inchiesta sul Mose di Venezia, afferma, è lì a dimostrarlo: non è che "non ci siano gli organi di vigilanza, ma questi sono stati coinvolti. Speriamo che non sia vero, speriamo che non sia vero". E riferendosi a Milano, l'inchiesta su Expo, "un vero bollettino di guerra", è necessario "sentirsi parte di un progetto collettivo. Avere voglia di essere onesti".

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