Scontro sul Senato, Grasso frena: no alle querele

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Il presidente di Palazzo Madama dopo la polemica con Renzi sulle coperture per il bonus di 80 euro in busta paga: “Ho chiamato i vicepresidenti Gasparri e Calderoli per chiedere un passo indietro. Non bisogna travalicare i limiti della contesa politica”

"Non bisogna travalicare i limiti della contesa politica e rispettare le istituzioni", questo il senso della telefonata che il presidente Grasso ha fatto ai vice presidenti Gasparri e Calderoli in cui ha chiesto loro di "fare un passo indietro rispetto all'idea della querela al Presidente del Consiglio" sulla vicenda dei tecnici del Senato.
"Come ieri sono intervenuto con forza a difesa della serietà e della competenza degli uffici del Senato e delle prerogative dei senatori, perché - spiega Grasso - ritengo che la difesa delle Istituzioni sia irrinunciabile, oggi ho chiamato i vicepresidenti Gasparri e Calderoli per chiedere loro di fare un passo indietro rispetto all'idea della querela al Presidente del Consiglio".



Il vicepresidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, aveva infatti annunciato a margine di una manifestazione elettorale l’intenzione di querelare il premier: "Io e Calderoli faremo nelle prossime ore una denuncia all'autorità giudiziaria nei confronti di Renzi che ha detto che gli uffici del Senato hanno mentito".

Grasso: "No a conflitti e delegittimazioni" - Ma Grasso frena: "Il dibattito tra maggioranza e opposizione, anche in campagna elettorale, non può e non deve arrivare - afferma quindi il presidente del Senato - al conflitto e alla delegittimazione tra le Istituzioni fino al punto di pensare di rimettere all'autorità giudiziaria temi che possono essere mantenuti all'interno di un dibattito pre-elettorale".


Gasaparri: "Da Renzi scuse" - E a stretto giro di replica è arriva una nota di Gasparri, che dice di comprendere "l'appello di Grasso al rispetto delle istituzioni" e di apprezzare "la sua difesa degli Uffici di Palazzo Madama che hanno accertato la mendacità del decreto Irpef di Renzi" ma di restare "in attesa delle scuse di Renzi".

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