Europee, legge elettorale rinviata alla Consulta

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L'introduzione della soglia di sbarramento "non appare sostenuta da motivazioni razionali", dice il Tribunale di Venezia. Accolto il ricorso presentato dall'avvocato Felice Besostri, che già aveva impugnato il Porcellum. Nessuna implicazione sul 25 maggio

Il Tribunale di Venezia ha rinviato alla Corte Costituzionale la legge elettorale per le Europee. In discussione la soglia di sbarramento del 4 per cento prevista dal testo. La decisione è stata presa durante l’esame di un ricorso presentato dall’avvocato Felice Besostri, che già aveva impugnato il Porcellum (poi bocciato dalla Consulta). Oltre che a Venezia, i ricorsi sulla legge elettorale che regola in Italia il meccanismo delle elezioni europee sono stati presentati a Roma, Napoli, Milano, Cagliari e Trieste. Quella del tribunale veneto è la prima decisione in merito.

Il Tribunale: "Nessuna motivazione razionale" - L'introduzione nella legge per le elezioni europee di una soglia "non appare sostenuta da alcuna motivazione razionale che giustifichi la limitazione della rappresentanza. Il Parlamento europeo, infatti, non ha il compito di eleggere o dare la fiducia ad alcun governo dell'Unione, al quale possa fornire stabilità di indirizzo politico e continuità di azione". Lo si legge nell'ordinanza del Tribunale di Venezia che ha rimesso gli atti alla Consulta sulla legge elettorale per le europee.

Ricorso non intacca voto 25 maggio - Il ricorso sullo sbarramento al 4 per cento per le elezioni europee inviato alla Consulta, comunque, non influenza la tornata elettorale del 25 maggio. A dirlo, spiegando che mancano i tempi tecnici perché la questione possa essere esaminata dalla Corte Costituzionale, è il presidente del Tribunale di Venezia, Arturo Toppan. "Si tratta di un ricorso presentato un paio di mesi fa, che è stato valutato dal presidente della III sezione civile, Maurizio Gionfrida", aggiunge. E ancora: "Il voto si terrà con la legge in vigore al momento delle elezioni e il suo risultato sarà valido. E' un problema che si porrà per il futuro". La scelta del rinvio alla Consulta, anziché alla Corte di Giustizia europea, è stata fatta - ha osservato Toppan - anche sulla scia di un'analoga vicenda avvenuta in Germania.

L'avv. Besostri: "Prima parziale vittoria"
- "E' una prima parziale vittoria", commenta Besostri, il promotore del ricorso. "C'è solo un problema di tempi per la decisione", aggiunge il legale, che avrebbe preferito "che il quesito fosse sottoposto alla Corte di Giustizia della Ue". Ma secondo lui "l'esito è certo anche per i precedenti del Tribunale Costituzionale Federale tedesco. Le norme costituzionali sul diritto di voto sono uguali nella Costituzione tedesca (art. 38 GG) e italiana (art. 48 Cost.) e la giurisprudenza costituzionale tedesca in materia elettorale è un riferimento anche per la Consulta, che ne ha fatto uso nella sentenza sul Porcellum. Gli italiani sono ora più liberi di votare per le liste di gradimento, senza paura di sprecare il voto". "Ora - conclude l'avvocato - si attende la decisione del Tribunale di Cagliari, che affronti anche le altre questioni delle minoranze linguistiche, del riequilibrio di genere e della deroga alla raccolta di firme di presentazione delle liste".

Le reazioni - “L’Idv è soddisfatta di questa decisione perché al Parlamento europeo è necessario che ci siano i rappresentanti degli italiani proporzionalmente agli stessi e non con delle quote di sbarramento impossibili da superare, se non da parte di qualche partito, impedendo alla cittadinanza di essere rappresentata”, ha commentato Antonio Di Pietro. "Questa è un'ottima notizia”, dice Paolo Ferrero del Prc. "Lo sbarramento al 4 per cento - sostiene – è anticostituzionale e antidemocratico e venne inventato da Veltroni e Berlusconi solo per penalizzare la sinistra”. Soddisfatto anche Pino Pisicchio, presidente del gruppo Misto alla Camera e vicepresidente di Centro Democratico: “Prendiamo atto con soddisfazione del fatto che i nostri argomenti, contestati dai partiti più grandi, non sono ritenuti infondati dal punto di vista del diritto. Attendiamo le valutazioni della Consulta”. "Riteniamo che il governo e le forze di maggioranza debbano seriamente valutare se esistono margini per intervenire con un provvedimento d'urgenza, proprio per 'mettere in sicurezza' una legge che rischia concretamente di essere dichiarata incostituzionale poche settimane dopo il voto", dice Gianluca Susta, capogruppo di Scelta civica al Senato e capolista di Scelta europea nella circoscrizione Nord Ovest.

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