Renzi: "O riesco a fare le cose, o me ne vado"

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Il premier disposto a uno slittamanento del voto sulla bozza di modifica di Palazzo Madama, "entro il 10 giugno", ma pone l'aut aut. E sugli interventi sulla pubblica amministrazione dice: "Nessuno sarà licenziato"

Nel giorno in cui, per la prima volta, deve mediare e cedere un po' di sovranità per non far affossare la riforma del Senato, Matteo Renzi avverte che l'eccezione non diventerà la norma. E, se accetta di far slittare i tempi della riforma (fissando il voto per la prima lettura per il 10 giugno) lui non cambia stile. "O riesco a fare le cose o me ne vado e se ne trovino un altro", è l'aut aut che rinnova intervistato da Bruno Vespa, garantendo che lui non diventerà "un pollo da batteria" della politica.
E, chiuso un fronte, mercoledì 30 il premier ne apre un altro, quello della riforma della pubblica amministrazione, già consapevole che "farà discutere".

Con la campagna elettorale che entra nel vivo, Renzi ha deciso di anteporre "ai quotidiani fuochi di artificio" di Silvio Berlusconi e di Beppe Grillo il profilo di chi fa promesse e le mantiene stando dalla parte dei cittadini.
Rivendica il decreto degli 80 euro, "per il Cav e Grillo sono pochi perché loro ne hanno tanti". Insiste sulla novità delle misure del governo che "per la prima volta fa pagare chi non ha mai pagato". Ma, ribatte al Cav, "lo ringrazio per il simpatico, ma certo non sono un tassatore". Visto che "meno politici ci sono in giro e più sono i posti di lavoro per combattere la disoccupazione giovanile".
Slogan che i critici bollano come demagogiche ma Renzi dà poco peso alle critiche. E molto agli impegni presi insediandosi al governo. Anche perché se non riesco "mi fanno fuori politicamente", sa bene il leader Pd, da poco alla ribalta della politica nazionale ma conscio della velocità con cui leader e premier vengono archiviati. Per portare a casa le riforme, il segretario Pd si dice pronto a "compromessi". Ma non a farsi fermare. Né dai tecnici della Regioneria che - dice- "mi avevano smontato il decreto dalla a alla z". Ma poi lui- spiega- si è imposto. Né dalle associazioni di categoria, siano magistrati (dall'Anm "frasi offensive e sbagliate") o sindacati. Ed infatti domani la riforma della P.a arriva a Palazzo Chigi e prima dell'approvazione sarà sottoposta "ad una forma di consultazione ma non ad un referendum".

"Nessuno sarà licenziato" - La "rivoluzione" della pubblica amministrazione, che il premier vuole, "è la più difficile, non basta la Nasa, ci vorrebbero i Marines". E si basa su una filosofia che Renzi riassume nella sintesi di 2 tweet: semplificare dando un Pin ad ogni cittadino per entrare negli uffici pubblici. E "beccare i fannulloni e farli smettere, valorizzare i tanti non fannulloni dando un premio a chi non è fannullone incentivando gli scatti di carriera e magari lo stipendio". Il premier non vuole generalizzare come fece Brunetta, liquidando come fannulloni tutti i dipendenti pubblici. "Non la facciamo contro la pubblica amministrazione ma coinvolgendola e sfidandola", sostiene assicurando che il numero degli 85mila esuberi, dati da Carlo Cottarelli, "è teorica" e che "nessuno sarà licenziato".

La difesa del capo dello Stato - Renzi preferisce convincere a votare Pd con i fatti, evitando attacchi politici. Pur sicuro che il Cav "ha interesse" a rispettare il patto del Nazareno, lo stoppa sugli attacchi alla magistratura: "Non la penso come lui, io rispetto, chiedendo lo stesso rispetto, le sentenze della magistratura. Si possono rimettere in discussione? Non commento e le rispetto".
Poi difende il capo dello Stato dagli attacchi da Fi ed M5s rinnovandogli la "stima e l'affetto profondo". Più vis polemica invece gli provoca Grillo: "Non ha a cuore l'Italia ma il suo spettacolo", si sfila dal confronto e dalle riforme perché "vuole che l'Italia vada male".

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