Bonus in busta paga, oggi il decreto del governo

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Ultimi ritocchi al provvedimento che permetterà di rinfoltire gli stipendi delle fasce più basse della popolazione. Il “credito” potrebbe essere di 620 euro nel 2014, per poi salire a 950 nel 2015. Si tratta sulle coperture, ipotesi tagli alla Sanità

Potrebbe essere un bonus, non più una detrazione, quello che permetterà di rinfoltire le buste paga delle fasce più basse degli italiani. Con un meccanismo che permetterebbe di inglobare anche gli incapienti della no tax area nell'operazione. È il giorno del decreto del governo sul taglio dell’Irpef, argomento che sarà al centro del Consiglio dei Ministri convocato per oggi, venerdì 18 aprile, alle 15:30. Il premier Matteo Renzi, con un tweet, ha confermato: "Oggi il decreto". E poco dopo ha risposto, sempre via Twitter, a una domanda del responsabile comunicazione del Pd, Francesco Nicodemo, a proposito dell'orario in cui sarà annunciato il bonus:

620 euro nel 2014, 950 nel 2015 - Il "credito" dovrebbe arrivare dunque, come promesso dal premier, praticamente a 80 euro al mese. Il massimo - concesso ai redditi tra 18.000 e 24.500 euro - sarà infatti di 620 euro l'anno nel 2014 (in pratica 77,5 euro mensili da maggio), salendo poi a 950 euro l'anno dal 2015 (ovvero 79,1 euro al mese). Allo stesso tempo i redditi più bassi che arrivano fino a 17.714 euro godranno di un incremento pari al 3,5%, mentre per quelli sopra i 24.500 euro l'importo si fermerà a 28.000 euro, escludendo dunque chiunque si trovi al di sopra di questa soglia.

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Si tratta sulle coperture - La quadra trovata al momento sembrerebbe questa, almeno stando ad una bozza, assolutamente provvisoria, del provvedimento che arriverà sul tavolo del Cdm. Sull'argomento - e sulle relative coperture - si tratta però ancora. Ad essere coinvolti nei tagli necessari per le coperture sono del resto molti ministeri e molte delle categorie che ciascun dicastero rappresenta. Il taglio più lampante - anche se il ministro Beatrice Lorenzin ha sempre preferito chiamarlo risparmio – è quello alla Sanità. Le spese del settore dovrebbero diminuire di 868 milioni quest'anno e di 1,5 miliardi a partire dal 2015. In tutto quasi 2,4 miliardi in due anni che dovranno diventare poi in parte strutturali.

Tra i tagli quello agli stipendi dei manager - Il decreto prevede riduzioni di spesa un po' ovunque: tagli ancora più drastici che in passato alle auto blu (-70% di spesa rispetto al 2011), rinegoziazione dei contratti di fornitura e vendita di beni e servizi alla P.A. per un risparmio di almeno il 5%, chiusura del Pra, “efficientamento” dell'illuminazione pubblica, sforbiciata alla Difesa ed anche a Palazzo Chigi, nonché ripristino dell'Imu agricola faticosamente eliminata nella legge di stabilità. Ma nel piatto forte di Renzi c'è soprattutto il taglio degli stipendi ai manager pubblici, punto anche questo controverso, modificato in varie bozze del decreto.

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