Renzi: lunedì riforma del Senato, no a ultimatum sul lavoro

1' di lettura

Il premier presenta alla direzione del Pd, che approva la sua relazione, le misure sul tavolo del prossimo Cdm e difende il Jobs Act: "Contratto a termine e apprendistato non si toccano". Guerini e Serracchiani vicesegretari. LIVEBLOGGING

Matteo Renzi accelera sulle riforme. E blinda i due principali provvedimenti in cantiere in attesa di definire, con il def, gli sgravi Irpef. Sul 'Senato delle Autonomie' il governo approverà lunedì 31 marzo un ddl costituzionale. Sul decreto lavoro, poi, il premier avverte i malpancisti della minoranza dem: "Non accetto ultimatum", chiarisce alla direzione del Pd che, con 93 voti favorevoli, 12 contrari e 8 astenuti, approva a larga maggioranza anche il restyling del Pd, da oggi retto dai 2 vicesegretari Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani (il liveblogging).

Renzi accelera sulle riforme - La corsa di Renzi per trasformare i titoli delle sue riforme in provvedimenti che danno risposte al paese ha un obiettivo dichiarato: vincere le amministrative e le europee di maggio. E "cambiare le cose" con il primato della "buona politica" per sconfiggere chi, come Beppe Grillo, alimenta l'antipolitica ma adesso, è convinto il leader Pd, "è in difficoltà, in rincorsa rispetto a noi perché loro parlano e noi risolviamo".
Un programma di riforme, quello del premier, che richiede tempi certi e serrati; "sarebbe letale" uno stop perché farebbe perdere la fiducia sia agli italiani sia ai partner europei. "La necessità di fare riforme in tempi certi non nasce da una mia schizofrenia personale ma dalla consapevolezza che il rispetto dei tempi è elemento di credibilità con i cittadini e con le istituzioni internazionali" pecisa il segretario del Pd, confermando il calendario secondo cui ad aprile il governo farà la riforma della Pa, a maggio la delega fiscale e a giugno la riforma della giustizia (VIDEO).

"No a ultimatum sul lavoro" - Il segretario entra dunque a gamba tesa su tutti i temi caldi del dibattito politico: dalle riforme al rinnovo della segreteria alle elezioni europee. E spiega con fermezza che sul decreto lavoro non accetta "ultimatum. Il pacchetto del decreto sta insieme, quindi i contratti a termine e l'apprendistato sono intoccabili", mette in chiaro rinviando al ddl delega sul lavoro, il cosiddetto jobs act, un maggiore confronto pur rispettando i "tempi certi". La minoranza incassa ma i toni sanno solo di rinvio di battaglia in Parlamento: il decreto "è un'umiliazione intellettuale", affonda Stefano Fassina che vede in Ncd il copyright della riforma.

Riforma del titolo V - Sulla riforma del Senato, dopo aver ascoltato gli enti locali e i partiti senza arrivare ad un'intesa, il Consiglio dei ministri approverà il suo ddl costituzionale che comprende anche il titolo V. Ma la vera partita fino al 10 aprile sarà definire le risorse per il def e per gli sgravi in busta paga. "Taglieremo il cuneo fiscale - assicura Renzi - non con un'operazione burocratese ma tagliando ai meno abbienti, che in realtà prima erano ceto medio, che prendono 1300 euro. Daremo una quattordicesima a 10 milioni di italiani". Misura che trova d'accordo tutte le correnti interne che, invece, avrebbero preferito tempi più lunghi sulla riorganizzazione del partito. Ma Renzi, come sempre, tira dritto: nomina due vicesegretari, il fidatissimo Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani, rinnova l'invito alla minoranza di entrare in segreteria quando e come le pare. Altrimenti rinvia ad una discussione più approfondita, ma "senza rivincite congressuali", a giugno, accogliendo la proposta di Pier Luigi Bersani di fare una conferenza sul partito.

TUTTI GLI AGGIORNAMENTI


Leggi tutto