Renzi: "La strana coppia Squinzi-Camusso contro le riforme"

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Tra un mese "prenderemo in mano la riforma della P.A., lì vedremo il derby conservazione contro innovazione" dice il premier in un'intervista al Messaggero. E sull'Ue: "Nel semestre italiano vogliamo capire come aiutare l'Europa a crescere"

La "strana coppia Squinzi-Camusso" davanti alla "scommessa politica di togliere per la prima volta alla politica e restituire ai cittadini e alle imprese si oppongono. Lo ritengo un ottimo segnale che siamo sulla strada giusta". Così il premier Renzi in un'intervista al Messaggero, in cui definisce le opposizioni all'azione del governo "uno scontro tra palude e corrente impetuoso".

"Tra un mese iniziamo la riforma della P.A." - Tra un mese "prenderemo in mano la riforma della P.A., per scardinarla completamente. Lì vedremo il derby palude contro corrente, conservazione contro innovazione. Sarà durissima, la vera battaglia. Al confronto la strana coppia Camusso-Squinzi contro il governo sarà solo un leggero antipasto".
"Chi in questi anni ha fatto parte dell'establishment – continua Renzi - vive con preoccupazione i cambiamenti di merito e di metodo. Soffrono il fatto che si facciano le riforme senza concordarle con loro. Ma se queste riforme aiutano imprese e famiglie e colpiscono i politici, io vado avanti".

Le sedi di Banca d'Italia e  Agenzia delle Entrate -Quanto al proposito di "scardinare" la P.A., Renzi cita la riforma delle Province che "non si limita ai 160 milioni di euro di risparmi che facciamo sui consiglieri provinciali o ai 600 milioni di risparmi che facciamo con le spese collegate". "Ha senso - si chiede - continuare ad avere più di 100 sedi della Banca d'Italia o dell'agenzia delle entrate, per ogni struttura periferica dello Stato insomma?". "Ecco perché abbiamo voluto cominciare proprio dalla politica: perché solo riformando se stessa, la politica avrà le carte in regola per chiedere a tutti gli altri di cambiare".

E' sulle riforme, continua il presidente del Consiglio, che "si gioca la nostra credibilità. In Europa "sono interessati alle riforme, non alle virgole", per i partner europei "la crescita è il nodo centrale". Per gli italiani, aggiunge, "è l'ultima chance" e, promette, "non la falliremo".
E tra le prime riforme in agenda c'è quella del Senato con il testo che potrebbe arrivare in Parlamento, scrive la Repubblica, già venerdì.

Renzi torna anche sul vincolo del 3% deficit-pil, “basato sul Trattato di Maastricht e quindi risalente a molti anni fa" ma questo non vuol dire che l'Italia non lo rispetterà. "Dopodiché - aggiunge -, l'Europa deve decidere che vuol fare del proprio futuro. Se vuole impostarlo su una maggiore attenzione alla crescita e all'occupazione. O se si limita a uno sguardo burocratico, tecnocratico sulla realtà”. "La nostra battaglia - precisa - non è per ottenere una deroga al 3%" ma "nel semestre italiano vogliamo discutere, approfondire, capire cosa possiamo modificare per far sì che le regole del gioco aiutino l'Europa a crescere".
I 'sorrisi' di Barroso e Van Rompuy? Se "son contenti e sorridono mi fa piacere - dice Renzi - Quello per cui lavoro io è perché sorridano di più le famiglie italiane: in quest'ultimo periodo quando pensano all'Europa non sorridono granché. Ma, insisto, non è colpa dell'Europa, bensì delle riforme mancate".

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