Renzi: raccontiamo l'Europa che vogliamo o vincono populismi

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"La Ue è distante dai cittadini" afferma il premier alla presentazione del libro di D'Alema. "L'Italia non è l'ultima ruota del carro" dice. E aggiunge: "Il presidente del Consiglio non si candida alle europee"

Le riforme vanno fatte, rompendo ogni tabù e l'Europa va cambiata. Corre su questo binario il feeling ritrovato tra Matteo Renzi e Massimo D'Alema che, in occasione della presentazione del libro dell'ex premier dal titolo "Non solo Europa", duettano sul futuro dell'Europa, ma anche dell'Italia e del Pd. "Se noi saremo in grado di raccontare che tipo di Europa immaginiamo forse sconfiggeremo i populismi, l'antipolitica si sconfigge con la politica" ha dichiarato Renzi precisando due volte che "Il presidente del Consiglio non si candida alle europee".

Europee, Renzi: "D'Alema candidato? Decideremo nel partito" - Quanto al ventilato ruolo che D'Alema stesso potrà avere nella prossima legislatura in Europa, il premier non si sbilancia affatto, "lo decideremo nella direzione del partito", anche se dice chiaro e tondo che "dobbiamo mandare in Europa le persone più forti che abbiamo e mi riferisco ai livelli istituzionali. Il compito del governo è di scegliere per i livelli di guida delle istituzioni europee le persone che siano in grado di dare il migliore contributo in questo senso". Per il resto il vecchio duello tra i due è quasi completamente sopito, archiviato. Complice una maglia della Roma donata da D'Alema a Renzi, i due si scambiano cortesie e solo qualche pacata e diplomaticissima puntura di spillo.

"L'Italia non è l'ultima ruota del carro" -
E' il titolo dell'ultima fatica letteraria di D'Alema, all'indomani della visita del presidente del consiglio a Berlino, a fornire la cornice del dibattito. "Non solo Europa", il tema del volume, viene declinato da Renzi in questo modo: l'Italia ha le sue carte da giocare, "non è l'ultima ruota del carro" anzi, se decide una volta buona di "fare per davvero l'Italia", allora sarà in grado "di cambiare anche l'Europa". Per ora l'Europa ha livelli di gradimento in picchiata "è uno tsunami" e si deve recuperare lo "spread di scollamento tra Ue ed elettori", l'Unione deve tornare ad essere "vicina ai cittadini". Un messaggio che il 17 marzo il premier ha fatto presente anche alla cancelliera Merkel.

Dare respiro alle imprese - Il presupposto, in Europa e in Italia è uno: cambiare verso. A Roma si devono portare a casa le riforme e la legge elettorale - con l'impianto "vincolante" uscito dall'accordo con il centrodestra - tema tanto urgente da rendere quello delle misure economiche una subordinata. La stessa cancelliera Angela Merkel, ha riferito il presidente del consiglio, è apparsa "più interessata alle riforme istituzionali e della legge elettorale che non alle misure economiche". Sono queste riforme le uniche a consentire di restituire respiro al tessuto delle imprese in Italia "raggrinzito dalla burocrazia". E' sulle riforme che Renzi, e con lui il Pd, si "gioca la faccia" perché "per troppo tempo abbiamo dato l'immagine di un Paese irriformabile".
In secondo luogo le misure economiche per "restituire respiro al mercato interno" con quella piccola e, per Renzi, cruciale quota parte che arriverà nelle tasche dei lavoratori dipendenti con reddito fino a 1.500 euro: "Non si tratta di fare training autogeno, dicendo 'ce la possiamo fare', ma affrontare il problema della crescita, prima ancora che quello del debito, per la quale il governo ha scelto di fare alcune mosse, la prima quella di concentrare attenzione al fatto che il mercato interno è completamente bloccato. C'è una fascia di persone, il ceto medio, che è stato bersagliato da un aumento dell'imposizione tariffaria e non ha più le possibilità economiche. Marketing televendita, chiamatela come volete ma noi mettiamo in tasca agli italiani un piccolo margine, un orizzonte di speranza".
Solo così, solo restituendo fiducia ai cittadini nei confronti della politica, si sconfiggerà l'antipolitica e l'antieuropeismo. Una prova sta nel fatto che "da alcuni mesi Grillo non gioca più in attacco, sta sulla difensiva".

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