Governo al lavoro su occupazione e taglio Irpef

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E' attesa per il Cdm che dovrà varare i provvedimenti per l'intervento sul cuneo fiscale. E' però polemica con le parti sociali e restano incertezze sulle coperture. Jobs Act al via con un ddl delega: obiettivo semplificare la normativa

Cuneo fiscale, Jobs Act e piano casa. Sono questi i temi principali che affronterà il Consiglio dei ministri atteso per le ore 16 di mercoledì 12 marzo. Attenzione particolare è riservata all'annunciato taglio alle tasse di circa 10 miliardi il cui obiettivo è cercare di mettere nelle buste paga dei redditi più bassi (quelli fino a 15mila euro) almeno 80 euro in più al mese. A preoccupare sono però le coperture. Dall'Europa è infatti arrivato il monito: le risorse non devono essere una tantum ma dovranno essere strutturali. Esclusi quindi i minori interessi sul debito pubblico che, insieme ai tagli della spending review, dovevano rappresentare il grosso delle coperture. Probabile invece una sforbiciata alle spese militari, come i tanto discussi aerei F35. Ma la questione è ancora aperta. Quello che uscirà da Palazzo Chigi potrebbe dunque non essere un provvedimento già pronto, ma un insieme di linee guida sulle quali lavorare nei prossimi giorni.

Polemiche da sindacati e Confindustria - Sul taglio delle tasse, però, l'esecutivo deve fare i conti anche con il fuoco incrociato dalle parti sociali, con Confindustria da un lato che vuole una riduzione della pressione fiscale anche per le imprese, e la Cgil dall'altro che, per bocca di Susanna Camusso, chiede che il "taglio vada tutto a beneficio dei lavoratori dipendenti e dei pensionati". "Pensionati e lavoratori sono coloro che hanno dovuto ridurre i consumi. Quindi se vuoi far ripartire la domanda devi cominciare da qui. Inoltre, fin dal governo Prodi, è dimostrato che tagli indiscriminati a favore delle imprese non producono un posto di lavoro in più" ha affermato la leader della Cgil.

I provvedimenti del Jobs Act - Ma sul tavolo del Consiglio dei ministri ci sarà anche il Jobs Act, il pacchetto di intervento sul lavoro annunciato da Matteo Renzi. Per intervenire sul fronte occupazionale viene però escluso l'utilizzo di un decreto. Si userà invece un disegno di legge delega, cioé il tradizionale strumento per realizzare una riforma. L'obiettivo è quello di una semplificazione della normativa. Si parte dall'arrivo del contratto unico di inserimento, a tempo indeterminato e a tutele crescenti ma senza le garanzie previste dall'articolo 18, almeno per i primi 3 anni. C'è poi il piano per riformare gli ammortizzatori sociali e sostituire la cassa in deroga con un sussidio di disoccupazione di tutela universale per tutti coloro che perdono il lavoro, anche per i collaboratori a progetto. Con il jobs act arriverebbe anche il nuovo codice del lavoro e una riorganizzazione delle agenzie del lavoro, finalizzata a sviluppare il progetto "garanzia per i giovani" lasciato in eredita dal governo Letta.

Piano casa e risorse per l'edilizia scolastica - Sul fronte della casa si annuncia invece una riduzione della cedolare al 10 per cento per gli affitti concordati e lo stanziamento di nuovi fondi: da 270 milioni per morosità incolpevole a 200 milioni per il fondo affitti. E' un complesso di provvedimenti quello previsto dal Piano Casa che porta la firma del ministro alla infrastrutture Maurizio Lupi: "vale 1,6 miliardi", ha spiegato. Tra le norme anche quella che consente di utilizzare fino a 10 mila euro di detrazioni per l'acquisto di mobili anche se le spese per le ristrutturazioni agevolate sono state di importo inferiore. Annunciato anche lo sblocco dei fondi presso i comuni, ora vincolati al patto di Stabilità, per ristrutturare le scuole. Sarebbero circa 2 miliardi. Non è però ancora completo il quadro degli interventi necessari: sono passati infatti solo pochi giorni dall'invio della lettera di Renzi agli 8.000 comuni per chiedere di segnalare gli interventi prioritari.

Sblocco dei debiti della Pubblica amministrazione
- Infine, per quanto riguarda i debiti della Pubblica amministrazione si punta allo sblocco verso i fornitori per 60 miliardi, con un potenziamento del ruolo della Cassa Depositi e Prestiti. Ci sono anche norme per evitare l'accumulo di ritardi nel prossimo futuro. Si pensa innanzitutto all'introduzione dell'obbligo di fatturazione e di una piattaforma che consenta di sapere con certezza quando gli enti pubblici debitori pagano i loro debiti. Arriva poi un monitoraggio strettissimo con penalizzazioni - multe e anche divieto di assunzioni - per le regioni che ricevono i fondi ma poi non pagano i fornitori.

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