Governo, Gentile si dimette da sottosegretario

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L'esponente Ncd, chiamato nella squadra di Renzi, lascia dopo le polemiche per le presunte pressioni al direttore de L'Ora della Calabria: "Una decisione sofferta presa nell'interesse del paese". Alfano: "Lo ha fatto per il bene comune"

Antonio Gentile, il sottosegretario ai Trasporti, lascia il suo incarico. Lo annuncia lui stesso in una lunga lettera inviata a Renzi e Napolitano oltre che ad Angelino Alfano. Gentile fa una "riflessione amara" per quanto è accaduto a lui e spiega che tornerà a "fare politica nelle istituzioni, come segretario di presidenza, e nella mia regione come coordinatore  aspettando che la magistratura smentisca definitivamente le illazioni di cui sono vittima".
Gentile (che non risulta indagato) è finito nel mirino per le presunte pressioni al direttore de L'Ora della Calabria che intendeva pubblicare notizie su un'indagine giudiziaria che riguardava suo figlio.
Nella giornata di lunedì 3 marzo il Movimento 5 Stelle ha annunciato la presentazione di una mozione di sfiducia. Il giorno prima, l’esponente del Pd Rosy Bindi aveva chiesto a Renzi di revocare la sua nomina: “Gentile non può stare al suo posto”, aveva detto a Sky TG24.

Alfano: “Per noi viene prima l’Italia” - "Il senatore Gentile ha rassegnato le proprie dimissioni da sottosegretario senza che alcuna comunicazione giudiziaria lo abbia raggiunto. Lo ha fatto per il bene comune e con grande generosità, e siamo convinti che il tempo (speriamo brevissimo) gli darà ragione. Per noi viene prima l'Italia". Lo afferma il leader del Nuovo Centro Destra Angelino Alfano.
Il premier Matteo Renzi, secondo quanto si apprende da fonti di Palazzo Chigi, avrebbe apprezzato la scelta di Gentile.

La ricostruzione del caso Gentile:



Gentile: “Decisione sofferta, nell’interesse del paese” - "Lo stillicidio a cui sono sottoposto da diversi  giorni e che ha trovato l'acme allorquando sono stato nominato  sottosegretario alle Infrastrutture -scrive Gentile- mi ha portato a una decisione sofferta, maturata nell'esclusivo interesse del mio Paese e nel rispetto del mio partito. Non ritornerò sui motivi  pretestuosi e strumentali organizzati ad arte per "mascariare" in modo indegno la mia persona , nonostante fossi immune da qualsiasi addebito di natura giudiziaria" .
"Chiedo solo che si faccia luce su tutto e che chi ha inteso esprimere giudizi inaccettabili sulla mia persona si ravveda davanti alla verità terza e oggettiva che sarà scritta dai giudici, ma che è già ben presente nella mia

“Costretto a rinunciare da bufera mediatica” - "Ciò che avevo da dire sui mandanti e sugli ascari che hanno ordito questa tragicomica vicenda l'ho espresso a chiare lettere. Ho presentato querela -prosegue- contro i miei detrattori il 26 febbraio, ben prima dell'attuale compagine governativa, con una comunicazione scritta al presidente Grasso, nella consapevolezza di avere questo unico strumento di difesa. Il Paese di Cesare Beccaria è tornato nel  medievalismo più opaco, fatto di congetture astruse e di mera  cattiveria. Un politico che ha vissuto la sua vita senza alcuna macchia, che non ha indagini a suo carico, che è incensurato, viene costretto dalla bufera mediatica a non poter esercitare il suo  incarico".

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