Espulsi 4 dissidenti, M5S si spacca: altri pronti a lasciare

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In un sondaggio web viene ratificata la decisione dell’assemblea per l’estromissione dei senatori Campanella, Battista, Bocchino e Orellana. Riunione tra lacrime e insulti. E il Movimento si divide: possibili defezioni anche alla Camera

Quattro espulsioni decretate dai militanti Cinque Stelle sul web ed altri quattro senatori pronti a dimettersi che si vanno ad unire agli altri quattro colleghi che nei mesi scorsi hanno lasciato il gruppo del M5S al Senato. Insulti, lacrime, minacce. L'invito di Beppe Grillo dal blog, ad urne aperte, a votare per l'allontanamento dei ribelli con l'accusa di dire "solo cazzate" e una stoccata velenosa: "Si terranno tutto lo stipendio, 20.000 euro al mese fanno comodo". E' il giorno più difficile per il Movimento Cinque Stelle da quando ha fatto il suo ingresso in Parlamento: la scissione, tanto temuta al suo interno ma evocata dagli avversari politici, è arrivata. Ormai, non si tratta più di defezioni singole. I fuoriusciti, volontari o obbligati, hanno i numeri per formare un gruppo al Senato, proprio laddove il governo ha una maggioranza meno forte. Come se non bastasse, la rottura rischia di dare vita ad un effetto valanga sul resto dei Cinque Stelle: la spaccatura iniziata come una piccola crepa a Palazzo Madama, potrebbe contagiare anche la Camera dei deputati dove Alessio Tacconi ha annunciato le sue dimissioni e quelle possibili di altri cinque.

Riunione tra lacrime e insulti - Tutto è iniziato con l'avvio della procedura di espulsione dei quattro senatori "ribelli" Francesco Bocchino, Luis Orellana, Francesco Campanella e Lorenzo Battista per le parole di disappunto nei confronti di Grillo per la gestione delle consultazioni con Matteo Renzi. L'assemblea congiunta di tutti i parlamentari, nella notte tra il 25 e il 26 febbraio ed in streaming, ha dato il via al procedimento ma, soprattutto, ha segnato il primo passo per la rottura: molti senatori hanno protestato per la convocazione "non valida" dell'assemblea, mentre altri hanno chiesto di evitare "un ulteriore motivo di attrito". Nulla da fare. L'atmosfera si è riscaldata. Le parti sono apparse inconciliabili e sono volati insulti molto pesanti: "venduti" e "approfittatori". Il segno che qualcosa si è rotto.
Nella mattinata del 26 febbraio il dissenso dei senatori è cresciuto. Ed è esploso quando in tre, Laura Bignami, Maurizio Romani e Alessandra Bencini, hanno rotto gli indugi ed hanno annunciato le loro dimissioni da senatori a sostegno dei quattro "ribelli". "Così non può andare, torno a casa", ha detto con gli occhi gonfi di lacrime la Bencini. Inutili sono stati i tentativi di ricucitura nel corso di una assemblea nel pomeriggio. Anzi, la situazione è peggiorata al punto che i quattro dissidenti hanno lasciato l'incontro insieme ad altri sei senatori mentre dalla riunione arrivavano urla e qualcuno replicava: "Siete peggio dei fascisti".

Possibili defezioni - Le voci di nuove defezioni si sono rincorse per tutto il giorno. Tra i nomi più probabili - si dice - quelli di Maria Mussini, Monica Casaletto, Enrico Cappelletti e Cristina De Pietro. Numeri importanti che, uniti a quelli dei quattro espulsi di oggi e degli altri quattro fuoriusciti degli scorsi mesi (De Pin, Anitori, Mastrangelo e Gambaro), porta a 15 senatori: più che sufficienti per formare un gruppo. Tutti hanno annunciato le dimissioni ma difficilmente l'Aula del Senato le accetterà. Più probabile la formazione di un nuovo gruppo "dialogante".

Il voto - Quando arriva il voto dei militanti sul web alle 19 che decreta l'espulsione dei "dissidenti" i giochi sembrano già chiusi. I militanti M5S accreditati per votare sul web decidono in larga maggioranza per l'allontanamento dei quattro: 29.883 voti a favore e 13.483 contro.



I dissidenti annunciano che anche loro si dimetteranno. Orellana conferma che, per ora, sono in nove. Si apre così una nuova partita al Senato, dove il possibile nuovo gruppo di fuoriusciti Cinque Stelle potrebbe crescere, attirando anche qualche senatore Pd civatiano.

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