M5S spaccato sui dissidenti, la base dice sì alle espulsioni

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Il sondaggio online tra i sostenitori del Movimento ha ratificato l'estromissione di Campanella, Battista, Bocchino e Orellana. Tre di loro hanno annunciato le dimissioni. La senatrice Elena Fattori a Sky TG24: "A Palazzo Madama 10 pronti a lasciare"

Caos nel M5S dopo l'espulsione (votata dai parlamentari del Movimento e poi ratificata dalla base) dei quattro senatori 'dissidenti' Battista, Bocchino, Campanella e Orellana, che oggi su Youtube hanno pubblicato un video per esporre le loro ragioni (VIDEO).

La base vota sì all'espulsione - La parola definitiva è arrivata dai militanti chiamati a votare un referendum online. I quattro "non sono più in sintonia con il Movimento", aveva detto il leader 5 Stelle Beppe Grillo e i sostenitori del Movimento gli hanno dato ragione.



Dieci senatori pronti a lasciare -
Tra le fila dei parlamentari M5s intanto serpeggia il malumore per la cacciata dei 4. Nel corso della riunione dei senatori, che si è tenuta oggi 26 febbraio, è infatti esplosa la tensione, al punto che una decina di senatori dissidenti ha deciso di andare via e la senatrice Alessandra Bencini è stata vista in lacrime. Lo scontro è avvenuto con il capogruppo, Maurizio Santangelo, quando la senatrice Serenella Fucksia ha chiesto di invalidare la decisione che ha dato il via libera alle quattro espulsioni "non valida perché prima dovevano riunirsi i senatori". Alla richiesta si è aggiunto Lorenzo Battista, uno dei quattro nel mirino al quale Santangelo avrebbe risposto: "Sai che c'è? Vattene!".  A quel punto, non solo Battista ma almeno altri 10 colleghi - tra i quali Bencini, Bignami, Bocchino, Campanella, Romani - sono andati via. Sul tavolo ci sarebbero le dimissioni di almeno 6 senatori, "irrevocabili" dice una di loro "perché c'è un disagio troppo forte". E a Sky TG24 la senatrice Elena Fattori conferma:"Più che di scissione possiamo parlare di defezioni, ci sono parecchi senatori che stanno rassegnando le dimissioni" (VIDEO).

Le voci contrarie - Ma tra Camera e Senato sono tante le voci contrarie alle linea del Movimento. Il deputato Alessio Tacconi dice a La Zanzara, su Radio 24: "Esco dal gruppo M5S alla Camera e con me ci sono altri 5 deputati". E aggiunge: "Con questo voto si è dimostrato che non è possibile andare contro il parere di Casaleggio e Grillo. Il sistema di voto è in mano alla Casaleggio Associati e ci dobbiamo fidare. Se fosse affidato a terzi sarebbe più trasparente". Un altro deputato, Ivan Catalano, contrario alle espulsioni, ha scritto su Facebook che "ieri sera l'assemblea ha deliberato la morte del movimento 5 stelle". Il senatore Roberto Cotti - già criticato nei giorni scorsi per aver partecipato a una trasmissione tv senza essere autorizzato dal M5s - ha invece contestato su Facebook il fatto che la decisione di espellere i dissidenti è stata presa soprattutto da deputati "che non conoscono nemmeno i nostri colleghi". Per poi aggiungere che la colpa dei 4 senatori sarebbe quella di aver criticato l'atteggiamento di Beppe Grillo all'incontro con Renzi ed alcune altre posizioni in dissenso da alcune decisioni prese senza coinvolgere l'assemblea dei parlamentari. Per Cotti sarebbero più di 30 i senatori pronti a formare un gruppo autonomo.

Rizzetto a Grillo: "Buttarla sui soldi una vera cazz...." -  Altra voce di dissenso levatasi in giornata all'interno del Movimento è quella del deputato Walter Rizzetto: "Venti mila euro? Informati sulle buste paga almeno. Guarda i rendiconto dei 4 e di altri. Metterla solo sui soldi è la vera cazzata" ha scritto su Twitter rispondendo a Beppe Grillo che sul blog, dove è partita la votazione per l'espulsione dei 4 senatori dissidenti, li ha attaccati sui soldi.
Di Maio: "No a serpi in seno" - Ma la maggioranza dei parlamentari è comunque con Beppe Grillo. "Siccome questo Movimento ha una precisa missione: abbattere i vecchi partiti, ridare le istituzioni ai cittadini e poi scomparire, non ho nessuna intenzione di tenermi serpi in seno" ha sintetizzato su Facebook il deputato 5 stelle Luigi Di Maio.

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