Renzi: "Stop a burocrazia". Delrio: "Tassare i bot"

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Il premier su Twitter chiede "concretezza". Il sottosegretario apre a un intervento sulle rendite finanziarie, ma da Palazzo Chigi frenano. L'esecutivo lunedì al Senato per la fiducia. Civati: "Voterei no ma significa lasciare il partito"

"Non annunci spot, ma visione alta e concretezza da sindaci", con questo tweet il premier Matteo Renzi annuncia la prima settimana del suo governo. "Oggi con Graziano Delrio sui dossier - scrive - metodo, metodo, metodo".



"Burocrazia madre di tutte le battaglie" - "Quella della burocrazia è la madre di tutte le battaglie. Significa cambiare mentalità, tutti", ha poi scritto in risposta a un utente che lo avverte che dovrà "scontrarsi con la burocrazia ingessata nel passato". E infine aggiunge: "Nella mia esperienza di amministratore le tasse le ho sempre ridotte (provincia: Ipt; comune: Irpef). Niente promesse, ma ci proveremo". Intento, questo condiviso da Alfano, sempre con un tweet.



Delrio: "Possibile tassazione dei bot" -
Ma sul tema tasse arriva nel pomeriggio l'intervista al neosottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio, che se da un lato esclude la possibilità di patrimoniale, apre all'ipotesi di interventi sulle rendite finanziarie, a cominciare dai bot: "Se una signora anziana ha messo da
parte 100 mila euro in Bot non credo che se le togli 25 o 30 euro ne avrà problemi di salute. Vediamo" dice Delrio. Il sottosegretario commenta inoltre l'uscita di scena ell'ex premier (il passaggio di consegne tra i due politici Pd: video - foto). Contro il governo Letta, dice, "non c'è stato nessun complotto di potere" ma "una lettura diversa di diversi contesti".
"Le forze politiche - ha spiegato - dovevano scegliere se far passare otto mesi e poi votare o dare alla legislatura un orizzonte di riforme" e hanno scelto la seconda opzione".

Palazzo Chigi: "Nessuna nuova tassa"
- Ma sui temi fiscali arriva una mezza frenata da Palazzo Chigi che, in una nota serale precisa che non è prevista né ci sarà alcuna nuova tassa.  "L'orizzonte del governo è quello di una riduzione della pressione fiscale attraverso una rimodulazione delle rendite finanziarie e delle tasse sul lavoro".

Fiducia al Senato -
Sarà il Senato il primo ramo del Parlamento al quale il governo presieduto da Matteo Renzi chiederà il voto di fiducia (le foto e il racconto del giuramento). Il calendario dei "lavori" è piuttosto serrato: si comincerà lunedì 24 febbraio alle 14 con le comunicazioni del presidente Pietro Grasso. Il dibattito prenderà il via alle 15.30. Martedì 25 sarà il turno di Montecitorio.

Civati: "Voterei no, ma non voglio lasciare il partito" - I problemi, durante il voto, non dovrebbero arrivare dal Pd. Dopo alcune esternazioni, Civati ha puntualizzato: "Potessi votare liberamente senza mettere in discussione i rapporti col Pd voterei no convintamente. Non è una questione di disciplina di partito, ma se io non dovessi votare un governo che ha una legittimazione del Pd dovrei uscire dal partito".



La nomina dei sottosegretari - Una volta incassato il "via libera" dal Parlamento, al governo Renzi toccherà un' altra gravosa incombenza: quella dei sottosegretari (la fotogallery sulla squadra di governo). Secondo fonti parlamentari della maggioranza, l'idea era quella di nominarli già in questa prima riunione del Consiglio dei ministri, ma poi si sarebbe preferito aspettare il voto di fiducia del Parlamento.

I primi dossier - Da un punto di vista programmatico, invece i dossier più difficili per il governo Renzi sono probabilmente sulla scrivania del ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, ma anche quelle che aspettano Giuliano Poletti e Federica Guidi, sui temi del lavoro e dello sviluppo, sono matasse molto complicate da sbrogliare. Dall'applicazione concreta del Jobs Act alle crisi industriali, dal taglio del cuneo fiscale alle misure per stimolare la crescita, i due ministri saranno chiamati a un superlavoro e a un confronto continuo con le parti sociali che, dalle prime reazioni, non sembrano affatto disposte a consegnare a Palazzo Chigi una cambiale in bianco.

Primo punto il Job Act - Oltre alla politica estera (con la questione marò), il problema numero uno, come Renzi ha ripetuto più volte nelle scorse settimane e come ha ribadito anche dal palchetto del Quirinale un minuto dopo aver letto la lista dei ministri, è chiaramente quello del lavoro.
In un Paese dove l'occupazione continua a scendere e quasi un giovane su due e' senza lavoro, la piattaforma su cui Poletti è chiamato ad operare sarà evidentemente il Jobs Act, il documento presentato proprio da Renzi il mese scorso.
Si tratterà dunque di realizzare concretamente linee guida che vanno dalla drastica riduzione delle decine di forme contrattuali alla riforma degli ammortizzatori, passando per l'introduzione di un contratto di inserimento a tempo indeterminato a tutele crescenti e la riduzione del cuneo fiscale, un'operazione a cui il governo Letta ha dato solo un primo avvio.

Telefonata con Angela Merkel -  Matteo Renzi ha avuto nel tardo pomeriggio, dopo essere tornata a Roma a Palazzo Chigi, una conversazione telefonica con la Cancelliera tedesca Angela Merkel. Al centro del colloquio le relazioni tra Italia e Germania, alla vigilia del vertice di Berlino del prossimo 17 marzo, e il comune impegno nel processo europeo. Lo rende noto la presidenza del Consiglio.


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