Renzi: "Al governo senza voto? Chi ce lo fa fare?"

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Il segretario del Pd esclude la staffetta con Letta e l'ipotesi di andare a Palazzo Chigi senza elezioni. "Nessuno di noi ha mai chiesto di prendere l'esecutivo" afferma in un'intervista ad Agorà

"Sono tantissimi i nostri che dicono 'ma perché dobbiamo andare (a Palazzo Chigi, ndr), ma chi ce lo fa fare'?". Quell'ipotesi di andare al governo senza la legittimazione delle elezioni, Matteo Renzi proprio non la condivide e, in un'intervista esclusiva ad Agorà su RaiTre, che andrà in onda nella puntata di lunedì 10 febbraio, il segretario Pd liquida cosi' l'ipotesi: "Ci sono anch'io tra questi - richiamandosi al 'chi ce lo fa fare' della
base - nel senso che nessuno di noi ha mai chiesto di andare a prendere il governo".

Le tre ipotesi di Renzi - Il segretario, a colloquio con la Repubblica e La Stampa (la rassegna stampa di domenica 9 febbraio), aveva già illustrato le sue ipotesi per il futuro. Prima soluzione: andare avanti con il governo Letta, che dura 18 mesi. Seconda soluzione: si va alle elezioni, o col Consultellum o con l'Italicum. Terza ipotesi: la  legislatura va avanti fino al 2018 con un progetto totalmente diverso. In quel caso si tratterebbe di fare non la riforma elettorale, ma la riforma dell'Italia".
In questo caso, dice Renzi, il nome al governo sarebbe "secondario. Il problema vero è: Letta ha proposto lo schema dei 18 mesi. Se vuol cambiare, lo dica. Prima di ragionare dei nomi, ragioniamo degli schemi. Io sono sullo schema A: Letta per 18 mesi".

Rimpasto o Letta-bis? - Rimpastino, rimpasto o Letta-bis? Scartata la staffetta dal diretto interessato (Matteo Renzi) che non ci sta a "fare la fine di D'Alema", il Governo, per rimettersi in marcia ha bisogno comunque di fare il tagliando. L'appuntamento è già fissato al Colle dove, probabilmente martedì 11, Giorgio Napolitano e il premier Enrico Letta si siederanno attorno al tavolo per sciogliere il rebus governativo. E' dato per certo che l'esecutivo debba passare attraverso vecchi riti. Potrebbe iniziare come rimpastino o rimpasto e poi per una sorta di effetto domino, trasformarsi alla fine del percorso in un Letta-bis, ovvero in un esecutivo nuovo di zecca ma con guidatore collaudato. Al probabile Letta numero 2 si dovrebbe però arrivare con dei passaggi obbligati, non esclusa l'apertura di una crisi formale, che non sempre resta incanalata nei binari immaginati. Ecco perché, nonostante le pressioni per una "ripartenza" ex novo dell'esecutivo Letta, il rebus governativo resta tutt'ora irrisolto. Con il Colle che instancabilmente invoca continuità per il governo, guardando alle mille emergenze del Paese. Ma anche alle riforme che verrebbero soffocate nella culla.

Valzer di poltrone - Intanto, da riempire sono rimaste le caselle dell'Agricoltura (dopo l'addio di Nunzia De Girolamo per l'indagine sulla Asl di Benevento, Letta ha preso l'Interim), del vice dell'Economia (lasciato da Stefano Fassina) e anche del vice della Farnesina (l'azzurro Bruno Archi è uscito dal governo dopo lo strappo di Fi). Ma più delle poltrone vuote fanno rumore le polemiche che investono alcuni dicasteri più esposti: tra i nomi presi a bersaglio soprattutto da Forza Italia, quello del ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni; vittima del fuoco amico, Flavio Zanonato, ministro dello Sviluppo economico, attaccato dalla renziana Debora Serracchiani (governatrice del Friuli Venezia Giulia) per la vicenda Electrolux.

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