Riforme, Renzi: "Senato di 150 persone senza stipendio"

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Il segretario Pd: "Il partito presenterà una bozza, con il consenso delle principali forze politiche, per rivoluzionare Palazzo Madama. Sarà una Camera delle autonomie con membri non elettie privi di indennità"

Matteo Renzi spinge l'acceleratore sulle riforme e annuncia che oggi, giovedì 6, il Partito democratico presenterà una riforma del Senato in Camera non elettiva composta da 150 membri. Una proposta che avrebbe il consenso delle principali forze politiche. “L'Italia ha finito il tempo a sua disposizione. Quest'anno o i problemi si risolvono o è bene non avere più il coraggio di parlare di riforme ai cittadini”, ha detto Renzi mentre monta l'insofferenza del mondo imprenditoriale per il governo di Enrico Letta e sui giornali si ragiona su una possibile staffetta tra il sindaco di Firenze e il premier. “La situazione politica attuale offre una straordinaria occasione per fare le riforme” ma, ha aggiunto, “il 2014 deve essere l'anno in cui la politica esce dalla dimensione di accarezzare i problemi ed entra in quella di risolverli”.

La proposta di Renzi: 150 membri -
Il Senato dovrà diventare una Camera delle autonomie composta da 150 partecipanti non eletti e privi di indennità, ha spiegato Renzi: 108 sindaci di comuni capoluogo, 21 presidenti di Regione e 21 esponenti della società civile scelti temporaneamente dal presidente della Repubblica per un mandato”. Il nuovo Senato “non vota il bilancio, non dà la fiducia, ma concorre all'elezione del presidente della Repubblica e contribuisce all'elezione dei rappresentanti negli organismi europei e alla ratifica delle norme europee”.

Dopo la riforma del Senato, l'abolizione delle province -
Dopo l'abolizione del Senato, secondo il segretario del Pd, bisogna procedere all'abolizione delle Province: “Su questo non c'è l'accordo di tutti. Vogliamo che il 25 maggio non si voti per le province. E' possibile se il Ddl messo a punto dal ministro Delrio, avrà in queste ore la svolta al Senato. Questo consentirà di avere delle Province di secondo livello, con i sindaci protagonisti".

I fondi Ue -
Terzo punto indicato da Renzi è stato quello dei Fondi Ue che per i prossimi sette anni ammontano per l'Italia a circa 60 miliardi di euro. Il leader democratico ha criticato la politica seguita finora di finanziare tanti piccoli progetti e ha suggerito di aumentare la quota destinata ai comuni. “Bisogna avere il coraggio di decidere, avere una visione e una strategia così togliamo argomenti a Confindustria”, ha concluso.

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