Accettate le dimissioni di De Girolamo. L'Interim va a Letta

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La decisione dopo l'annuncio del ministro dell'Agricoltura per le polemiche per l'inchiesta sulla Asl di Benevento: "La mia dignità vale di più. Sono stata offesa da chi sa che non ho fatto nulla e avrebbe dovuto spiegare perché era suo dovere morale"

Il premier Enrico Letta ha accettato le dimissioni del ministro dell'Agricoltura Nunzia De Girolamo, assumendone l'interim.
La decisione, comunicata con una nota di Palazzo Chigi, arriva il giorno dopo l'annuncio dell'esponente del Nuovo centrodestra, annunciata con una nota dopo le polemiche per l'inchiesta sulla Asl di Benevento (nella quale comunque non risulta indagata). “L'ho deciso - prosegue la nota dell’ormai ex ministro De Girolamo - per la mia dignità: è la cosa più importante che ho e la voglio salvaguardare a qualunque costo. Ho deciso di lasciare un ministero e di lasciare un governo perché la mia dignità vale più di tutto questo ed è stata offesa da chi sa che non ho fatto nulla e avrebbe dovuto spiegare perché era suo dovere prima morale e poi politico. Non posso restare in un governo che non ha difeso la mia onorabilità".

La bufera per il caso Asl Benevento - La decisione della De Girolamo è arrivata improvvisa nella serata di domenica 26 gennaio. A quanto si apprende, infatti, nessuno del suo staff sarebbe stato avvisato. Anzi, l'ex ministro nella giornata di domenica avrebbe anche lavorato a un provvedimento sull'agricoltura.
La De Girolamo è finita nella bufera dopo la pubblicazione di alcune intercettazioni del 2012 (quando era deputato del Pdl) registrate a sua insaputa da un ex manager della Asl di Benevento, Felice Pisapia, attualmente indagato per truffa e peculato.
Lo scorso 17 gennaio l'ex ministro è intervenuta alla Camera. "Non ho mai abusato del mio ruolo", ha assicurato in quell'occasione la De Girolamo. Pochi giorni prima il Movimento 5 Stelle aveva presentato una mozione di sfiducia che si sarebbe dovuta votare il prossimo 4 febbraio (il deputato Gallinella, dopo le dimissioni, ha scritto su Facebook: "Si dimette per non affrontare il M5S").

Lupi: "Perdiamo ministro ma Ncd guadagna risorsa" - La prima reazione alle dimissioni è stata quella del ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, collega di partito (Nuovo Centrodestra) della De Girolamo: "Rispetto il grande gesto di dignità di Nunzia, che rispecchia la sua passione per la politica sempre disinteressata e desiderosa solo di voler costruire un futuro più giusto. E di servire il bene comune. Mi dispiace perdere un ottimo ministro, ma so che guadagneremo in ruoli di grande responsabilità una risorsa enorme e tanta energia e passione per l'affermazione del Nuovo Centrodestra".
"Ne prendo atto - dice invece Renato Brunetta (Forza Italia, ex partito della De Girolamo) -. Non conosco le ragioni né il merito. Io sono sempre garantista e non lo si può essere a corrente alternata. Garantisti con gli amici e con i nemici, sempre".
Il Pd, con Lorenzo Guerini, portavoce della segreteria, dice: "Prendiamo atto delle dimissioni del ministro De Girolamo, a seguito delle vicende su cui il Pd l'aveva incalzata in Aula. Ora più che mai il Pd è impegnato a portare a casa un percorso di riforme, legge elettorale, Titolo V, Senato gratis per il Paese e i suoi cittadini".

Questo invece il tweet di Scelta Civica:
Le ripercussioni sul governo - Alle prese con le fibrillazioni della legge elettorale, il patto di coalizione e i provvedimenti per rilanciare il Paese, le dimissioni della De Girolamo (il secondo ministro del governo a lasciare dopo Josefa Idem) cadono sull'esecutivo guidato dal premier Enrico Letta proprio mentre diversi esponenti politici sollecitavano da giorni, e con sempre maggiore insistenza, un rimpasto.
Nella giornata di domenica 26 gennaio Debora Serracchiani, governatore del Friuli Venezia Giulia e membro della segreteria nazionale del Pd di Matteo Renzi, intervenendo a Sky TG24 ha assicurato il sostegno del suo partito al governo e sull'ipotesi di un rimpasto (dopo le polemiche con il ministro Zanonato) ha detto: "La scelta compete solo a Enrico Letta".

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