Legge elettorale, Renzi: "Con Berlusconi profonda sintonia"

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Il segretario Pd: "Il testo lunedì in direzione". Incontro di oltre 2 ore con il leader di FI: intesa anche su Titolo V e sulla modifica del Senato. Il Cav: accordo per rafforzare grandi partiti. Letta soddisfatto. Alfano: niente riforme senza di noi

"C'è una profonda sintonia sulla legge elettorale verso un modello che favorisca la governabilità, il bipolarismo e che elimini il potere di ricatto dei partiti più piccoli" (VIDEO). Queste le parole di Matteo Renzi intervenuto in una breve conferenza stampa tenuta dopo l'incontro con il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi durato oltre due ore e che ha visto per la prima volta il Cavaliere varcare la soglia del Nazareno (LE FOTO). Non sono mancate le contestazioni: all'arrivo di Berlusconi un piccolo gruppo di manifestanti, tra cui alcuni esponenti del Popolo Viola, ha gridato: "Vergogna, vergogna" e sono state lanciate anche alcune uova che hanno colpito la macchina dell'ex premier.

Berlusconi: FI appoggerà le riforme in Parlamento -
La sintonia tra i due leader viene confermata dall'ex premier Silvio Berlusconi: "Auspicando di poter al più presto ridare la parola ai cittadini - dice in un messaggio audio - ho garantito al segretario Renzi che Forza Italia appoggerà in Parlamento le riforme volte a semplificare l'assetto istituzionale del Paese, e, in particolare, quelle relative alla trasformazione del Senato e alla modifica del Titolo Quinto della Costituzione". 

La soddisfazione del premier -
Poco dopo il presidente del Consiglio fa trapelare il suo apprezzamento: "L'esito dell'incontro pare andare nella buona direzione. Siamo da sempre convinti della necessità della riforma costituzionale e della legge elettorale che tenga insieme le forze della maggioranza e i principali partiti dell'opposizione", si commenta a Palazzo Chigi interpretando il pensiero del premier

Alfano non ci sta - Il vicepremier Angelino Alfano invece adotta toni molto aspri: "Si scordino di fare la legge elettorale senza di noi: non possono farla e non la faranno - minaccia il leader del Nuovo Centrodestra - Si scordino anche di farla contro di noi". Il modello uscito dal vertice di via Sant'Andrea delle Fratte, infatti, punisce i piccoli partiti. Anzi, è proprio la base dell'accordo tra il sindaco fiorentino ed l'ex premier perché, come spiega apertamente Renzi, "elimina il potere di ricatto dei partiti più piccoli".

Diviso il Pd -
Nel Pd si registrano le solite divisioni. I bersaniani contestano al neosegretario il metodo adottato per arrivare alla proposta di una nuova legge elettorale e il modello scelto: "Continuo a ritenere opportuna un'intesa prima tra le forze politiche di maggioranza se si crede alla necessità di questo governo - afferma il deputato Danilo Leva - Auspico che il segretario proponga un sistema elettorale a doppio turno e che non arrivi a proporre liste bloccate". Di parere contrario il senatore renziano Andrea Marcucci: "Renzi - afferma - è riuscito in poco più di un mese a fare ciò che veniva rinviato da almeno sette anni".

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