Legge elettorale, Renzi sfida i partiti: "Ecco 3 proposte"

1' di lettura

La mossa del segretario Pd: dal modello spagnolo al Mattarellum rafforzato, fino al doppio turno dei sindaci. E annuncia: "In patto coalizione job act, unioni civili e modifica Bossi-Fini". Sms del capogruppo M5S: "Non replicate"

"Non ci sono più alibi per nessuno. Oggi, primo giorno lavorativo del nuovo anno, ho scritto una lettera a tutti i partiti. Per fare le riforme il Pd è decisivo, senza il Pd le riforme non si fanno". Matteo Renzi dà la scossa e, dopo l'intervista al Fatto quotidiano con l'appello a Grillo per cambiare il Senato, annuncia con la sua newsletter di aver scritto una lettera a tutti i leader dei partiti per lanciare le sue proposte. Ma avverte: "Il Pd da solo non basta, le riforme non si realizzano da soli: la riforma selfie non esiste. Le regole si scrivono insieme, poi se uno non ci vuole stare lo dice davanti all'opinione pubblica. Propongo tre possibili soluzioni sulla legge elettorale", aggiunge il segretario Pd, elencando 3 modelli: quelli della legge elettorale spagnola; della legge Mattarella rivisitata; e del doppio turno di coalizione dei sindaci (VIDEO).

Una proposta, quella di Renzi, accolta favorevolmente da Berlusconi, che torna a chiedere l'election day. Alfano dice sì al modello dei sindaci. Freddezza da M5S: ripete cose a pappagallo.

I tre modelli di legge elettorale - Nella lettera inviata ai leader dei partiti, Renzi illustra anche le caratteristiche dei tre modelli della legge elettorale ai quali si ispira. “Riforma sul modello della legge elettorale spagnola. Divisione del territorio in 118 piccole circoscrizioni con attribuzione alla lista vincente di un premio di maggioranza del 15% (92 seggi). Ciascuna circoscrizione elegge un minimo di quattro e un massimo di cinque deputati. Soglia di sbarramento al 5%. Riforma sul modello della legge Mattarella rivisitata. 475 collegi uninominali e assegnazione del 25% dei collegi restanti attraverso l’attribuzione di un premio di maggioranza del 15% e di un diritto di tribuna pari al 10% del totale dei collegi. Riforma sul modello del doppio turno di coalizione dei sindaci. Chi  vince prende il 60% dei seggi e i restanti sono divisi proporzionalmente tra i perdenti. Possibile sia un sistema con liste corte bloccate, con preferenze, o con collegi. Soglia di sbarramento al 5%”.

Pronti a incontrare gli altri partiti
- “La settimana prossima il Pd sarà a disposizione dei singoli partiti per incontri bilaterali. Ho chiesto al senatore Zanda di incontrare i senatori il 14 gennaio, così ci parliamo in faccia. E la Direzione del Pd è convocata per il 16 gennaio. In quella sede mostreremo anche come vogliamo procedere per il Jobs Act che è un documento molto più articolato di quello che si è letto fino ad oggi. Togliamo gli alibi agli altri".


Patto di coalizione con capitolo su diritti civili - Renzi annuncia poi che nel patto di coalizione il Pd chiederà "che ci sia un capitolo Diritti Civili" con le modifiche alla Bossi Fini, le unioni civili per persone dello stesso sesso, la legge sulla cooperazione internazionale, i provvedimenti per le famiglie e una disciplina più efficace delle adozioni.



Berlusconi: "Bene le proposte di Renzi"
- Alle proposte di Renzi è seguito il plauso del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi. "A proposito di legge elettorale, colgo con positività il metodo proposto dal segretario del Pd Matteo Renzi sia rispetto alla possibilità di incontri e consultazioni bilaterali, sia rispetto al fatto che abbia messo sul tavolo diverse ipotesi, tra le quali c'è certamente una soluzione ragionevole, utile a garantire governabilità piena, un limpido bipolarismo e chiarezza di scelta per gli elettori", afferma in una nota. E ne approfitta per sollecitare anche un unico election day in vista delle prossime elezioni europee e amministrative, "per garantire una alta partecipazione e un notevole risparmio di spese per lo Stato".

Sms a deputati M5S: "Non cedere alle provocazioni di Renzi sui media" - Dopo la reazione a caldo di M5S con l'accusa a Renzi di essere "telecomandato e di ripetere a "pappagallo quello che suggeriscono i suoi mentalisti", arriva "l'ordine di scuderia" tramite sms del capogruppo alla Camera Federico D'Incà, a non fare commenti e a non "cedere alle provocazioni del leader democratico".


Leggi tutto