Manovra, accordo Pd-Pdl su no tax area. Ma Fassina frena

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Oltre 3mila gli emendamenti alla ddl di Stabilità. Bipartisan la richiesta di alzare la soglia di esenzione dalle tasse. Il viceministro dice no: "Troppo costoso". Tra i punti in discussione, la ridefinizione della tassa sulla casa e il taglio del cuneo

Tasse sulla casa, aumento della no tax area, cessione delle spiagge, ridefinizione dello sconto sul costo del lavoro. Si scalda subito il confronto sulla legge di stabilità, prima ancora che gli emendamenti (oltre 3mila) vengano discussi in commissione Bilancio del Senato martedì 12 novembre. Il contenuto delle proposte dei diversi partiti, al di là di alcuni punti su cui c'è convergenza, fanno presagire alta tensione tra l'impostazione del Pdl, tutta incentrata sulla casa, e quella del Pd, più orientata ad alleggerire le tasse sul lavoro.
A far discutere sarà anche la rottamazione delle cartelle esattoriale, una sanatoria, che il relatore del Pdl, Antonio D'Ali ha proposto: darebbe 800 milioni da utilizzare per eliminare il blocco della deindicizzazione delle pensioni medie. "Non ci sono le condizioni", ha detto il ministro dello stesso partito, Maurizio Lupi.

No tax area sotto il 12mila euro - Inaspettatamente bipartisan la proposta di alzare la "no tax area" fino a 12.000 euro, presentata tanto dal Pd che dal Pdl e subito bocciata da Fassina perché troppo costosa. In realtà si tratta di un cosiddetto "emendamento civetta", depositato per far capire l'intento battagliero, in modo da strappare poi al governo qualche altra cosa.

Il nodo del costo del lavoro - La Legge di Stabilità che potrebbe delinearsi richiede che si sciolgano ancora alcuni nodi. Ad esempio per gli sconti fiscali sul costo del lavoro. Il Pd punta a concentrare le risorse del cuneo sui redditi medi e bassi, in modo da aumentare le detrazioni pro-capite, che supererebbero i 200 euro per i redditi tra i 15.000 e i 20.000 euro. Il Pdl vuole premiare anche le fasce più alte ma l'emendamento a prima firma Cinzia Bonfrisco prende i 2 miliardi necessari tagliando le detrazioni, cosa che non piace al Pd perché punisce i nuclei familiari.

Tobin tax e cessione delle spiagge - Sul fronte delle risorse da trovare, i Democratici chiedono di ampliare la platea dei prodotti sottoposti alla Tobin tax, oppure di vincolare al taglio del cuneo nei prossimi anni i fondi che arriveranno dall'accordo con la Svizzera per i capitali esportati e dalla lotta all'evasione. Per far cassa invece il relatore del Pdl, Antonio D'Alì lancia l'idea di cedere ai balneatori le parti retrostanti alle spiagge dove sorgono gli stabilimenti, cosa che ha suscitato lo scandalo nel Pd. E sul quale il vice-ministro Fassina alza le barricate: "Non è nell'interesse del Paese e non è in linea con il governo".

La tassazione sulla casa - Il Pdl alza il tiro invece sulla casa e con D'Alì (vicino ad Alfano), rimescola le carte su Imu, Trise e Tasi: l'emendamento dà vita a un Tributo che ingloba Imu, l'Irpef sulla casa e le addizionali: si dovrebbe chiamare Tuc. In pratica anticipa quello che introdurrebbe la delega fiscale, che però è ancora all'esame del Parlamento e richiederebbe un riassetto complessivo del fisco: gli effetti non sono immediatamente quantificabili, e la proposta ha subito gli strali del responsabile fisco di Scelta civica, Enrico Zanetti. Anche sull'innalzamento della soglia del contante ci sono svariati emendamenti del Pdl, sia dei lealisti (Elisabetta Casellati, Cinzia Bonfrisco, ecc) sia dei governativi (Giuseppe Marinello).
Tuttavia su alcune direttrici si può già intravedere la nuova manovra, dove le proposte sono uguali o simili a cominciare dal il Fondo di garanzia per il credito alle imprese, con il coinvolgimento di Cassa depositi e prestiti, su cui ci sono diversi emendamenti bipartisan.

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