Decadenza Berlusconi, è scontro tra Grasso e il Pdl

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Il presidente di Palazzo Madama ha deciso di non accogliere la richiesta del centrodestra di invalidare le decisione della giunta per le elezioni per i post di Vito Crimi su Internet. "Non è imparziale" accusano dal partito del Cavaliere

E' scontro al Senato dopo la decisione del presidente Grasso di non invalidare la decisione della giunta sulla decadenza di Silvio Berlusconi. La richiesta era stata avanzata dal centrodestra alla luce dei post inviati su Facebook dal senatore del M5S Vito Crimi, memebro della giunta e accusato di aver violato così la segretezza della riunione. Ma il presidente del Senato la violazione non ci sarebbe stata e il consiglio di presidenza non sarebbe compente a decidere sulla questione. Una decisione che il Pdl ha ritenuto inaccettabile e che ha abbandonato, insieme alla Lega, l'ufficio di presidenza facendo mancare il numero legate.  La decisione di Grasso viene comunque considerata chiusa, anche perché secondo Grasso, non era necessaria alcuna votazione del Consiglio di presidenza e di conseguenza non era necessario il numero legale. Dunque, Grasso non reputa di dover tornare a convocare il Consiglio di presidenza su questa questione.

Proteste del Pdl
- "Abbiamo denunciato una violazione del regolamento e non abbiamo ricevuto risposta", afferma Elisabetta Casellati. "Per noi e' inaccettabile presenziare ad un consiglio di presidenza dove non si attui il regolamento. Quale organo e' competente di fronte ad un regolamento che non viene rispettato?", aggiunge poi. "Purtroppo il presidente Grasso non è imparziale perché ha ammesso che secondo lui non c'e' stata violazione del regolamento", le fa eco la senatrice Alessandra Mussolini.

Schifani: "Non consideriamo i lavori conclusi" -
Intervenendo in aula Renato Schifani ha osservato che "i lavori del Consiglio di presidenza non si sono conclusi perché è mancato il numero legale. Ove il presidente Grasso li ritenesse conclusi, chiediamo l'immediata convocazione di un nuovo Consiglio di presidenza per sapere qual è l'organo del Senato davanti a cui si può appellare la decisione della giunta". "Perché altrimenti incideremmo sul principio dell'inappellabilità delle valutazioni assunte da un organismo come la stessa giunta, il che è impossibile da accettare", ha detto ancora Schifani ribadendo il "diritto-dovere" che le decisioni possano essere controllate da un organo superiore.

Il Pd difende Grasso - In difesa di Grasso scende in campo il capogruppo del Pd Luigi Zanda: "Non posso credere che il presidente Schifani, con la sua esperienza di ex presidente del Senato e più volte capogruppo, non sappia che il Consiglio di presidenza di Palazzo Madama non c'entra niente con i lavori della Giunta delle elezioni". Zanda poi continua invitando "il Pdl alla cautela: dobbiamo stare molto attenti quando mettiamo in discussione la terzietà del presidente del Senato. Innanzitutto perché il presidente Grasso non lo merita e poi perché custodire la sua terzietà è utile all'assemblea e a ciascun gruppo politico".

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