Caso Ligresti, Cancellieri domani riferirà in Parlamento

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Il Guardasigilli, alla vigilia del suo intervento, si difende al Messaggero: “Contro di me il metodo Boffo”. Secondo indiscrezioni avrebbe offerto due volte le dimissioni a Letta, respinte dal premier. Gasparri a SkyTG24: "Meglio i politici dei tecnici"

“Se me lo chiedessero farei un passo indietro. Ma dovranno anche spiegare al Paese il perché. Non consento che si passi sopra il mio onore”. Così, in un’intervista a il Messaggero, il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri torna sulla bufera che l’ha investita alla vigilia del suo discorso in Parlamento in cui dovrà chiarire il suo intervento per la scarcerazione di Giulia Ligresti. “Non ho mai brigato per avere posti nella mia vita. Tutto quello che mi hanno chiesto di fare l’ho fatto con spirito di servizio. Se il mio servizio non va bene, non sono certo attaccata alla poltrona” continua. E aggiunge: “Io non mi faccio intimidire dal metodo Boffo (l'ex direttore di Avvenire costretto alle dimissioni per le accuse contro di lui di Vittorio Feltri, ndr)”.
Secondo una ricostruzione a firma di Fiorenza Sarzanini pubblicata dal Corriere della Sera, il ministro avrebbe in realtà offerto due volte le dimissioni. Ma il premier Letta le avrebbe respinte chiedendole di restare (RASSEGNA STAMPA).

Cancellieri: "Non mi faccio intimidire dal metodo Boffo" - Il Guardasigilli, nell'intervista al Messaggero, parla di "metodo Boffo" perché "un quotidiano" le "attribuisce proprietà mai avute e stipendi mai percepiti" con lo scopo di "alimentare il sospetto di presunti favori che con esistono. O per gettare fango". Il ministro però non getterà la spugna: "Combatto, querelo e vado avanti. Non mi faccio intimidire. Personalmente sono una roccia. Il metodo Boffo lo abbiamo ben conosciuto in altri tempi. Bisogna reagire".  Sulla telefonata alla compagna di Salvatore Ligresti, Gabriella Fragni, subito dopo gli arresti del patron della Fonsai e dei suoi figli, Cancellieri sottolinea che "nell'emotività" non si pesano le parole, "non posso rinunciare ad essere un essere umano".

Domani Cancellieri chiarirà in Parlamento - Domani, martedì 5 novembre, il Guardasigilli riferirà in Parlamento sul suo intervento per la scarcerazione di Giulia Ligresti. Prima al Senato e poi alla Camera. E anche se al momento nella maggioranza e nel governo è diffuso il convincimento che saprà fugare ogni dubbio, resta il timore che la vicenda possa sfruttare il varco per indebolire l'esecutivo, complice anche la battaglia per la sfiducia annunciata dal M5S, che potrebbe portare a un secondo passaggio parlamentare per il voto della mozione che sarà presentata oggi stesso. Nel discorso che terrà alla Camera, che sta scrivendo, il ministro ricostruirà i fatti, sottolineando che intervenire era un dovere non per il cognome di Giulia Ligresti, ma perché, come già in oltre cento casi cui si è interessata, non farlo sarebbe stata un'omissione. Il Pdl difende la Guardasigilli. “Il ministro Cancellieri non deve dimettersi” sottolinea il capogruppo Pdl alla Camera Renato Brunetta intervistato da Sky TG24, paragonando però la vicenda al caso Ruby e denunciando che sono stati usati “due pesi e due misure” nei confronti della Cancellieri e di Berlusconi. Per Maurizio Gasparri, ospite di Un caffè con, la vicenda che ha travolto la Cancellieri è "un altro tassello verso la fine del governo" (VIDEO). Ma sottolinea che il Pdl non voterà la sfiducia. Diverse le voci che si alzano dal Pd. Il candidato alla segreteria del partito Pippo Civati a Sky TG24 dice: "Il governo ci chiederà di salvarla ma il ministro si dovrebbe dimettere".

A Strasburgo per illustrare il piano carceri - Intanto oggi, lunedì 4 novembre, il ministro della Giustizia sarà invece a Strasburgo per illustrare il piano contro il sovraffollamento delle carceri. Cancellieri deve convincere l'Europa che l'Italia ha già avviato quegli interventi che dovrebbero consentire di evitare nuove condanne per le condizioni di vita nelle nostre carceri da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo, dove pendono circa 2.800 ricorsi di detenuti che potrebbero costarci tra i 60 e i 70 milioni di multa ogni anno.

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