Caso Ligresti, Cancellieri: "Non mi dimetto, lo rifarei"

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La Guardasigilli replica alle accuse per l'azione in favore della figlia dell'immobiliarista. "Ho fatto oltre 100 interventi simili. Ho il diritto di essere umana". E aggiunge: "Vicenda strumentalizzata per colpire le larghe intese"

"Assolutamente no. Si dimette una persona che ha qualcosa da farsi perdonare. Io ho la coscienza limpida e tranquilla". Affronta le polemiche, il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri. Perché con il suo intervento per la scarcerazione di Giulia Ligresti ritiene di aver esercitato il diritto "di essere umana" di fronte alla vicenda di una persona che poteva morire. "Cosa sarebbe successo se fosse capitato qualcosa e io pur essendone a conoscenza non fossi intervenuta? Inoltre - aggiunge - tutte le strutture, su segnalazione dei parenti, autonomamente, sapevano del caso di Giulia Ligresti e si erano già messe in moto" (VIDEO). In un'intervista a Repubblica il ministro aggiunge che sulla vicenda "si sono innestati interessi politici che l'hanno strumentalizzata, con l'obiettivo di colpire il governo di larghe intese". La Cancellieri chiarisce anche di non avere chiesto "mai" aiuto a Berlusconi per la sua carriera, "Fate pure un'inchiesta. Non ho mai chiesto aiuto a nessuno" (la rassegna stampa).
Martedì alle 16 la Guardasigilli riferirà in Senato come, attraverso una nota, le ha chiesto di fare il premier Enrico Letta per cancellare eventuali "zone d'ombra". Nella certezza che il ministro "fugherà ogni dubbio".

Martedì riferirà in Senato. "Lo rifarei" - "Sono serenissima", dice Cancellieri in mattinata. Poi nel pomeriggio da Chianciano, dove i Radicali l'hanno invitata a parlare di carceri, dà le sue risposte (VIDEO). "Ho fatto oltre cento interventi per persone che ho incontrato in carcere o i cui familiari si sono rivolti a me anche solo via e-mail" spiega. Dunque, "non ci sono detenuti di serie A e di serie B". E a questo proposito interviene anche la sorella di Stefano Cucchi, Ilaria, che afferma: "Io e Lucia Uva, (sorella di Giuseppe morto il 14 giugno del 2008 dopo che aveva trascorso parte della notte in una caserma dei carabinieri) siamo state ricevute due volte, la seconda separatamente, dal ministro Cancellieri. E so che come noi il ministro ha incontrato anche vittime 'sconosciute'. Entrambe siamo rimaste colpite dalla grande partecipazione del Ministro al nostro dolore. Una partecipazione vera, sensibile e non di circostanza, da donna vera".

"Caso Ruby, un'altra storia" - Il ministro della Giustizia racconta poi di aver segnalato al Dap le condizioni di Giulia Ligresti. Ecco perché rivendica: "Non sono pentita e lo rifarei" (VIDEO). Salvo precisare: "Se poi dovessi essere un peso, io me ne andrei". Nel sottolineare che il suo è stato un dovere d'ufficio, la Guardasigilli afferma che "ogni detenuto che si suicida va considerato una sconfitta". E rifiuta il paragone con la telefonata dell'allora premier Silvio Berlusconi in Questura per il caso Ruby perché, "quella è un'altra storia, mentre qui ho fatto il mio dovere: sono il ministro della Giustizia e avevo la responsabilità delle detenute".

"Mio figlio nel suo lavoro è bravissimo" - Infine, nessun tentennamento neppure sul legame tra suo figlio, Piergiorgio Peluso, e il Gruppo Ligresti: "Non sono mai entrata nella professione e nella professionalità di mio figlio, che nel suo lavoro è bravissimo". E rivolgendosi proprio ai presenti chiede se, "una volta firmato un contratto che prevede una buonuscita, voi non l'avreste presa". 

M5S chiede dimissioni - Parole, quelle del ministro, che arrivano dopo l'ultimo attacco dei Cinque Stelle. Il Movimento, dal blog di Beppe Grillo, invoca a gran voce le dimissioni del ministro. Convinto che il suo comportamento sia "molto grave" ma 'coperto' da Colle e governo, perché i protagonisti sono parte di "quel mondo di politici, banchieri, istituzioni, inestricabile come una foresta pietrificata". "Nessun monito di Napolitano" e "non un fiato da Letta", attacca il Grillo: "Hanno paura di essere travolti e credono che il silenzio li salverà, ma sono già condannati".

Il Pd: ministro chiarisca e non minimizzi - Sul ministro, anche il pressing del Pd. "Noi siamo i primi a non accettare facili strumentalizzazioni della vicenda ma, allo stesso modo, non ne consentiamo una sua minimizzazione" attacca Danilo Leva, responsabile Giustizia del Pd.  "Dovrà chiarire in Parlamento. Dimostri che si è comportata nello stesso modo per tutti coloro che si sono rivolti a lei, interessandosi e facendo ciò che poteva fare nel rispetto della legge", dice il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, mentre il capogruppo del Pd in commissione Giustizia alla Camera Verini chiede che si diradino le ombre, "nell'interesse del ministro e del governo".

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