di Raffaele Mastrolonardo

Il primo provvedimento in discussione affronta uno dei cavalli di battaglia del movimento: l'abolizione del finanziamento pubblico all'editoria. E dunque il suo promotore, il deputato Giuseppe Brescia, potrà contare sul contributo di idee degli iscritti al M5S per sviluppare l'iniziativa. Tocca infatti alla proposta di legge da lui presentata in Parlamento il 28 maggio scorso inaugurare il “sistema operativo” del partito di Beppe Grillo, ovvero la tanto attesa piattaforma di democrazia elettronica che dovrebbe permettere il dialogo tra eletti e militanti.

Come funziona
- Annunciato nella giornata di lunedì 28 ottobre dal blog del leader, l'applicazione ("in fase di test") è disponibile solo per gli iscritti certificati – ovvero quelli che hanno fornito anche un documento di identità - entro il 30 giugno 2013. Si tratta di circa 90mila persone alle quali sarà consentito, si legge, “discutere online le proposte di legge di iniziativa parlamentare”. Almeno per ora, la piattaforma è pensata per funzionare in modo asimmetrico. Sta al primo firmatario di una proposta inserirla nel sistema, stabilire un tempo per la discussione e attendere “integrazioni, modifiche, obiezioni, suggerimenti” sui quali  gli utenti potranno votare. La risposta o anche l'accoglimento dei contributi - è scritto - non sono garantiti e sono rimessi alla discrezione del parlamentare il quale però deve effettuare una relazione di chiusura in cui dà conto del processo. “Altre applicazioni, conclude il post, sono in fase di sviluppo”.

Significati – Molte le reazioni al varo da parte di militanti e non. Ad alcuni, il fatto che l'accoglimento delle proposte più votate non sia automatico non piace. “Quanto letto sopra non ci pone a 'sto punto alla sua mercé [del parlamentare, ndr], considerando che non vi è obbligo di risposta né di modifica al testo, se ho ben letto?”, si chiede nei commenti al blog l'utente sebastiano t. Ancora più avanti si spinge Domenico Migliorini, che chiede di “poter inserire in una piattaforma del genere le proposte di legge da parte dei membri autenticati”. Nel complesso, comunque, sono molti anche gli interventi che plaudono all'iniziativa. Ma c'è anche ci storce il naso. Tra questi, Davide Barillari, consigliere regionale M5s nel Lazio e tra i promotori del progetto Parlamento elettronici, che su Facebook esprime delle critiche al sistema operativo. In particolare denunciando la scarsa sicurezza del sistema.

Parole chiave – Intanto su Twitter si discute sul nome scelto per la piattaforma. Secondo alcuni, la denominazione, che richiama il “cervello” che fa funzionare un computer e dunque qualcosa di complesso, suona forse un po' troppo roboante rispetto a quello che la piattaforma effettivamente consente: ovvero l'emendazione di un testo. C'è chi ritiene di tratti di un'astuzia comunicativa e chi di un vero e proprio errore.
Anche gli esperti concordano, pur con qualche distinguo. “Al momento sembra un sistema di consultazione con meccanismi per raccogliere emendamenti dal basso, come ce ne sono tanti. In questo senso quella del sistema operativo è forse di una metafora un po' ardita”, dice Fiorella De Cindio, che insegna informatica all'Università di Milano e che è gestisce progetti di e-democracy presso la Rete Civica di Milano. “Tuttavia, se tutte le funzionalità di cui si parla saranno implementate allora la similitudine potrebbe avere più senso: potrebbe diventare il sistema che regola il funzionamento del M5S per quanto riguarda le proposte politiche”. 

Quale partecipazione? - Il lancio del “sistema operativo”, più volte annunciato e invocato dagli iscritti in passato, è un passo avanti (pur con i limiti descritti) verso quella democrazia digitale e partecipativa invocata spesso da Grillo e Casaleggio. Resta da vedere come la nuova piattaforma conviverà con le varie iniziative di partecipazione online già varate dai militanti a livello locale. Tra queste, quella più ambiziosa è forse Parlamento Elettronico, sviluppata dal M5S Lazio di cui si ipotizzava anche un'estensione su scala nazionale. Per i promotori il problema, semmai, si porrà in futuro. “Il nostro è un progetto complesso che richiederà almeno altri 6 mesi di sviluppo”, spiega Emanuele Sabetta, uno dei coordinatori di Parlamento Elettronico. “Siamo dunque contenti che lo staff di Grillo abbia lanciato il 'Sistema operativo'”. E la vostra iniziativa? “Continueremo a svilupparla e quando sarà finita, se Beppe vorrà certificarla, saremo ben contenti di vederla adottata a livello nazionale”.