Brunetta: "Bindi si dimetta da Antimafia o sarà guerriglia"

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Torna ad accendersi la tensione tra Pd e Pdl, dopo l'elezione dell'esponente democratica alla presidenza della Commissione. Il Colle intanto convoca i capigruppo di maggioranza per sollecitare un'intesa sulla riforma della legge elettorale

E' finito l'effetto placebo della fiducia ottenuta dal governo all'inizio del mese. La tensione nel governo è alta e un segnale si era già avuto il 23 ottobre a Palazzo Madama, con il voto sul filo del rasoio del ddl di riforma costituzionale. Il Pdl, ancora ferito dall'elezione di Rosy Bindi alla presidenza della Commissione Antimafia, ha alzato i toni dello scontro. "In Antimafia è successo uno strappo intollerabile, gli strappi hanno dei costi. Chi ha fatto lo strappo rifletta e su questo il Pdl è unito come un sol uomo". E ancora: "Se non si dimetterà il Pdl è pronto alla guerriglia in Parlamento", ha avvertito Renato Brunetta nel corso del vertice di maggioranza sul decreto Pubblica amministrazione. Un decreto che ha ottenuto il via libera alla Camera nella tarda serata di giovedì 24 ottobre e che ora deve tornare al Senato per l'approvazione definitiva; i temi sono brevi, scade il 31 ottobre.

L'incontro al Colle sulla legge elettorale - Le nuove tensioni sono arrivate proprio nel giorno in cui il presidente Napolitano è tornato a sollecitare un'intesa sulla legge elettorale in vista del 3 dicembre, quando arriverà la sentenza della Corte costituzionale sul Porcellum. Nella mattina del 24 ottobre al Quirinale si è tenuta una riunione tra il presidente della Repubblica e la maggioranza. Al Colle sono saliti i ministri delle Riforme, Gaetano Quagliariello, e dei Rapporti con il parlamento, Dario Franceschini, i capigruppo di Pd, Pdl e Scelta civica del Senato, dove la riforma è incardinata, e la presidente della commissione Affari Costituzionali, Anna Finocchiaro. "Un incontro per fare il punto della situazione" lo ha definito Franceschini, che per spiegare la presenza sua e di Quagliariello ha detto: "Eravamo lì in veste di ministri competenti. Non c'è iniziativa del governo. La riforma elettorale è materia parlamentare". Dura la reazione dell'opposizione che ha lamentato di essere stata esclusa. Dopo la protesta di Sel hanno alzato la voce anche Lega e M5S. Il Carroccio ha chiesto un colloquio "riparatore" e Roberto Calderoli ha dichiarato di ritenere "inaccettabile, inaudito e assolutamente non previsto dalla Costituzione" il vertice di maggioranza convocato dal presidente Napolitano al Quirinale. L'ufficio stampa del Colle, da parte sua, ha fatto sapere che il Presidente della Repubblica si riserva di ascoltare i vari gruppi di opposizione nelle modalità più opportune.

Le tensioni interne ai partiti - Ad appesantire il clima però non è solo lo scontro nella maggioranza, ma anche le vicissitudini interne alle forze politiche. Il Pdl deve ancora sciogliere i nodi che qualche settimana fa hanno portato il governo sull'orlo della crisi e che potrebbero inasprirsi ancora dopo l’ultimo rinvio a giudizio per Berlusconi, anche se Alfano ha assicurato: "Non ci saranno ripercussioni".
Scelta civica è spaccata, con Monti che ha confermato le dimissioni nonostante nella serata del 24 ottobre abbia annunciato che continuerà a far parte, come senatore a vita, del gruppo di Sc al Senato. Il Pd, infine, è alle prese con il congresso in cui le riforme, a partire da quella del Porcellum, sono argomento di battaglia tra i candidati alla segreteria.

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