Legge Severino, Alfano: non sia retroattiva, Pd ci ripensi

Angelino Alfano
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Dopo la sentenza della corte d’Appello di Milano, che ha quantificato in due anni l’interdizione per Berlusconi, il segretario del Pdl e vicepremier torna all’attacco: “Spero democratici correggano posizione”. Santanché attacca Napolitano: è bufera

"Oggi la questione è la enorme sproporzione, la inaccettabile sproporzione tra i due anni stabiliti dai giudici di Milano e i sei previsti dalla legge Severino. Come si fa ad applicare una legge così afflittiva in modo retroattivo? Noi siamo fortemente contrari a questa applicazione retroattiva e speriamo davvero che in Parlamento il Pd corregga la propria impostazione". All'indomani della sentenza della corte d'Appello di Milano, che ha quantificato in due anni la pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici per l'ex premier Silvio Berlusconi, la battaglia si sposta sulla irretroattività della legge Severino, con Alfano che ribadisce la netta contrarietà all'applicazione della legge e chiede all’alleato di governo, il Pd, di rivedere le sue posizioni.
Ma l'ala dura del Pdl apre anche un altro fronte di scontro con il governo: sul capitolo tasse (che, a dire dei “falchi”, seppur "camuffate" sono comunque contenute nella legge di Stabilità) l'esecutivo rischia la crisi. Una presa di posizione che allarma “colombe” e governativi e ripropone la spaccatura interna: "In questa difficile fase politica serve a poco sparare a zero contro la legge di Stabilità", afferma Barbara Saltamartini, che insinua il dubbio: "Trovo strumentali le batterie di comunicati che non vorrei celassero altri intendimenti". 

Santanché: “Napolitano è un traditore” - Intanto ad alimentare la bagarre ci pensa Daniela Santanché, che domenica 20 ottobre ha attaccato duramente il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. "In Italia ci sono dei traditori, il primo è il Pd perché è venuto meno ai patti. Poi c'è il Presidente della Repubblica, che sta facendo il suo secondo mandato perché lo ha proposto Silvio Berlusconi ma la pacificazione di cui aveva parlato non c'è". La Santanché senza giri di parole attacca direttamente il Colle, “colpevole” quindi a suo dire di non aver mantenuto la parola data al Cavaliere: "Napolitano ha tradito  - afferma - e non ritengo che fare il secondo mandato sia un sacrificio... Io l'ho votato ma oggi non lo voterei più perché la pacificazione promessa non c'è e ricordo che invece quando vuole il Presidente della Repubblica le strade le sa trovare... Ora deve mantenere la parola data - insiste Santanché – deve essere arbitro della Costituzione e non un giocatore".

Insorge il Pd e anche il Pdl prende distanze - Dichiarazioni che hanno scatenato una vera e propria bufera sulla pidiellina. Insorge il Pd. Ma a prendere le distanze dalla “pitonessa” è il suo stesso partito, con una nota congiunta dei due capigruppo, Schifani e Brunetta. Si dice "dispiaciuto" per le parole di Santanché anche il ministro Lupi.

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