Ok della Camera al ddl su finanziamento pubblico ai partiti

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Approvato con 288 sì, 115 no e 7 astenuti il provvedimento che vuole spostare dallo Stato ai privati il meccanismo dei fondi alle formazioni politiche. Contrari M5S e Sel, a sorpresa arriva il voto favorevole della Lega. Ora il testo va in Senato

Abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, fine primo round. L'Aula della Camera ha approvato con 288 sì, 115 no e sette astenuti il disegno di legge del governo che mira a spostare dallo Stato ai privati il finanziamento dei partiti, soprattutto con il sistema del due per mille e con la regolamentazione delle donazioni. Il testo ora passa all'esame del Senato.

L'approvazione del disegno di legge - La norma è stata approvata a Montecitorio con il no di M5S, che la definisce senza mezzi termini "una legge truffa". La scritta a caratteri cubitali viene esposta sui banchi dei deputati grillini mentre Giuseppe D'Ambrosio attacca la "ridicola perpetuazione del magna magna", che "consegna la politica alla lobby ed alla criminalità". Anche Sel esprime voto contrario sul provvedimento che, a sorpresa, incassa invece il voto favorevole della Lega, mentre Fratelli d'Italia si astiene.

Il contenuto - Il ddl approvato alla Camera è cambiato rispetto al testo originario presentato da Palazzo Chigi. Dopo lunghe trattative tra i due più grandi partiti della maggioranza, un punto di contatto è stato individuato sul tetto delle donazioni ai partiti. Sarà di 300mila euro l'anno per quelle dei privati, di 200mila per quelle delle persone giuridiche, ed entrerà in vigore progressivamente. Chi "sfora" i limiti previsti non potrà ottenere altre donazioni negli anni successivi fino al raggiungimento del limite previsto. Varati anche meccanismi di agevolazione per le donazioni, a partire dal taglio delle commissioni per quelle effettuate con carte di credito. Arriva anche una penalizzazione nei contributi per i partiti che non favoriscono l'impegno delle donne in politica: se uno dei due sessi avrà meno del 40% dei candidati, le risorse destinate al partito verranno decurtate dello 0,5% per ogni punto percentuale in meno. Il contributo verrà tagliato di un ventesimo ai partiti che non destinino almeno il 10% di quanto spetta loro a iniziative volte ad accrescere la partecipazione attiva delle donne alla politica. Ma il testo contiene anche più fondi per la Cassa integrazione dei dipendenti dei partiti: ai 15 milioni già previsti per il 2014, l'emendamento della commissione approvato dall'Assemblea di Montecitorio ne aggiunge 8,5 per il 2015 e 11,25 per il 2016. Aumentata, poi, la soglia delle detrazioni fiscali per le donazioni: chi donerà soldi ai partiti godrà di detrazioni al 37% tra i 30 euro e i 20mila euro, al 26% tra i 20mila e i 70mila euro. I partiti potranno raccogliere fondi esenti da Iva anche con gli sms o con altre applicazioni da telefoni cellulari o fissi.

I prossimi step - La parola passa ora al Senato. L'esecutivo spinge per una corsia preferenziale che porti a una rapida approvazione. Se il Parlamento non sarà in grado di riformare il sistema dei soldi ai partiti entro l'autunno, il presidente del Consiglio Enrico Letta ha già minacciato di "risolvere" il problema con un decreto legge.

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