"Italia umiliata", dice Letta. E sale al Colle

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Minaccia di dimissioni del Pdl. Napolitano: assurdo evocare il colpo di Stato. Schifani e Brunetta scrivono una "lettera aperta" al presidente della Repubblica: "L'unica via d'uscita a questo caos è scritta nella Costituzione"

"Appena atterro a Roma, faccio la doccia e mi reco dal capo dello Stato per discutere le modalità" di un chiarimento nel governo e nel Parlamento. Quanto è accaduto in sedi istituzionali è stata un'umiliazione non tanto per me, quanto per l'Italia". Enrico Letta ha reagito con rabbia alla minaccia da parte del Pdl di dimissioni di massa in caso di decadenza da senatore di Silvio Berlusconi, proprio nelle ore in cui rappresentava il nostro Paese sul palco dell'Onu (VIDEO). Un gesto che inevitabilmente ha oscurato la prima missione del premier negli States e il suo sforzo di presentare a New York un'Italia più forte e più credibile.

Letta sale al Colle - Letta non vuole che si usi la formula della verifica, che ricorda tanto la Prima Repubblica. Non dice esplicitamente se intenda chiedere un voto di fiducia, minacciare dimissioni e puntare a una nuova maggioranza. Ai giornalisti dice: "Non parlo di queste cose, mi fermo qui. Voi correte troppo". Per uscire dall'impasse pensa a un cammino lineare, il cui primo passo è il confronto con Giorgio Napolitano.

Forza Italia scrive al Colle - E il 26 settembre proprio il presidente della Repubblica non ha nascosto la proprio rabbia richiamando, attraverso una dura nota (qui il testo integrale), i partiti alla responsabilità. E dalle colonne de Il Giornale di Alessandro Sallusti rispondono direttamente al capo dello Stato i capogruppo di Forza Italia alla Camera e al Senato, Renato Brunetta e Renato Schifani, che scrivono una "lettera aperta a Napolitano" al quale dicono che "l'unica via di uscita a questo caos è nella Costituzione: basta applicarla" (LA RASSEGNA STAMPA). Il vero "colpo di Stato è violare la Costituzione" scrivono e, sempre a proposito della decadenza da senatore di Silvio Berlusconi, ribadiscono che la giunta debba "investire della questione di legittimità la Corte Costituzionale".

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