Finanziamento ai partiti, nuovo rinvio

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Il testo, arrivato alla Camera giovedì, è ritornato in Commissione e martedì dovrebbe riapprodare in Aula. Il M5S: "Nessuna garanzia sui tempi". Ancora scontro Pd-Pdl su alcuni emendamenti, come il tetto per i contributi dei privati. VIDEO

Nuovo ostacolo nel percorso dell'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Il provvedimento, arrivato giovedì in aula con il testo base e senza relatori, è stato rinviato in Commissione e tornerà in aula alla Camera martedì pomeriggio alle 16, sempre che la Commissione Affari Costituzionali avrà terminato il lavoro.

Ma la formula usata - "ove conclusi i lavori della commissione" - non dà alcuna garanzia sui tempi, secondo i 5 Stelle. "Ci stanno prendendo in giro - sostiene il capogruppo Riccardo Nuti - perché la prima commissione non è previsto che lavori il week end, quindi come fa a rinviare in aula il ddl per martedì?".  Ettore Rosato, del Pd, garantisce: "Non vogliamo nessun rinvio, martedì è al primo punto dell'ordine del giorno dei lavori”.

Resta ancora alta anche la tensione tra Pd e Pdl sulle modifiche da apportare al testo varato dal governo. "O i gruppi di maggioranza concordano tra di loro emendamenti condivisi o il governo si augura che il suo testo resti immodificato", dice il ministro Gaetano Quagliariello. Ma i democratici non ci stanno: se manca l'accordo, sono determinati ad andare al voto sui loro emendamenti in Aula. E far passare il tetto di 100.000 euro ai contributi dei privati, cui il Pdl si oppone.
Ancora sotto osservazione da parte dei democratici per il rischio di nuove 'sanatorie', inoltre, l'emendamento del Pdl che riscrive l'iniziale proposta di depenalizzazione del finanziamento illecito. La novità è che si applicano sanzioni per i contributi non tracciabili o non iscritti a bilancio dalle società, ma si elimina l'obbligo della dichiarazione congiunta sopra i 1.000 euro. Viene anche precisato che la nuova disciplina non si applica ai reati commessi prima dell'entrata in vigore della nuove legge.

Al voto si dovrà però arrivare. Il ddl, ha avvertito giorni fa il premier Enrico Letta, deve essere approvato "entro l'autunno" perché l'impegno con i cittadini va mantenuto. In caso di stallo il governo sarebbe pronto anche, confermano fonti di Palazzo Chigi, a porre la fiducia su un emendamento che recepisca il testo originario varato dall'esecutivo. Ferma restando l'ipotesi ultima di varare un decreto, 'minacciato' più volte da Letta.

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