Decadenza Berlusconi, Alfano: "Leggere con attenzione carte"

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Si riunisce la giunta per le elezioni del Senato per discutere della decadenza del Cavaliere dopo la condanna in Cassazione. Il segretario del Pdl: "Non trattarlo da nemico storico". Letta: "Governo reggerà"

Giornata decisiva per il futuro politico di Silvio Berlusconi. La giunta per le elezioni del Senato si riunisce per cominciare a discutere della decadenza del Cavaliere sulla base della legge Severino. Angelino Alfano ha lanciato un altolà al Pd e ha ricordato che il ricorso alla Corte europea dimostra che "il caso è tutt'altro che chiuso". Il vicepremier si dice "fiducioso" sulla sentenza "di innocenza" che arriverà dalla corte di Strasburgo e chiede ai Democratici "senso di responsabilità".

Alfano: "Approfondimento sulla legge Severino"
- Intervistato da Maurizio Belpietro nella mattinata di lunedì, Alfano ha poi aggiunto che la prima richiesta del Pdl alla giunta per le elezioni è quella "di ascoltare con attenzione la relazione di Augello per vedere qual'e la strada, che chi ha studiato bene le carte come il relatore, suggerisce agli altri componenti della giunta". Il segretario del Pdl invita quindi i membri della giunta a pensare a Silvio Berlusconi come a un senatore qualunque e non al nemico storico. In questo caso, spiega, c'è la speranza di un approfondimento necessario sulla tesi della non retroattività della legge Severino.

Enrico Letta: "Sicuro che Pdl appoggerà governo"
- Getta acqua sul fuoco Enrico Letta che, in un'intervista alla Bbc a margine del forum di Cernobbio, si dice "sicuro che il Pdl deciderà per il meglio" sull'appoggio al governo. "Io non penso che lascerà la coalizione" dice il premier. "Non so cosa accadrà nella discussione interna" al Pdl, ha proseguito Letta, "ma io sono sicuro che il governo continuerà a lavorare e che i partiti continueranno a dare il loro sostegno". "Credo che la legge debba essere applicata e che il Senato deciderà il modo in cui applicare la legge - ha aggiunto Letta -. Non è un problema del mio governo, non è una responsabilità del mio governo, non devo prendere alcuna decisione. C'è una separazione dei poteri, è un problema del Parlamento".

Attesa per la relazione di Augello in giunta
- Molta attenzione è rivolta al tempo che la giunta deciderà di prendersi e sulle eventuali sospensioni che potrebbero venire chieste dal Pdl. Intervistato dal Corriere della Sera il presidente della giunta Dario Stefano di Sel spiega che un eventuale ricorso alla corte di Strasburgo "è una variabile indipendente, che non produce la sospensione dei lavori in giunta: non ci sono norme né precedenti in tal senso". Molto dipenderà anche dal contenuto della lunga (circa un centinaio di pagine) proposta che farà il relatore Andrea Augello del Pdl. Anche il capogruppo del Pd in giunta, Giuseppe Cucca, spiega a Repubblica che "nessuno ha intenzione di tirarla per le lunghe", anche perché, aggiunge, è la legge Severino che "dice due volte che bisogna procedere immediatamente". Invita invece alla prudenza Gaetano Quagliarello che, al Corriere della Sera, dice che "chiunque affrontasse il lavoro in Giunta come se fosse una resa dei conti, e provocasse per questo difficoltà insostenibli al governo, la pagherebbe cara. Gli italiani non sono stupidi e sanno giudicare. Rompere la stabilità dell'esecutivo, rinunciando tra l'altro a sfruttare i segnali della ripresa economica si rivelerebbe una scelta disastrosa non solo politicamente". Il ministro del Pdl invita quindi la giunta ad essere "intellettualmente onesta" e a fare "le verifiche necessarie sull'applicazione della legge Severino nei confronti di Berlusconi".

Fissato per il 19 ottobre il processo d'Appello
- Nel frattempo il tribunale di Milano ha fissato per il 19 ottobre il nuovo processo d'Appello che dovrà rideterminare esclusivamente l'entità dell'interdizione dai pubblici uffici per Silvio Berlusconi condannato in via definitiva ad agosto a quattro anni di carcere, di cui tre coperti da indulto, nell'ambito del processo sui diritti tv Mediaset. Lo scorso primo agosto la Cassazione nell'ambito della sentenza di condanna per Berlusconi nel processo Mediaset aveva affidato alla Corte d'Appello di Milano il compito di rideterminare solamente l'entità della pena accessoria, ovvero l'interdizione dai pubblici uffici per l'ex premier.

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