Berlusconi su Facebook: "Resisto, non mi faccio da parte"

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L'ex premier in un post: "Non mollo". Intanto il capogruppo Pdl al Senato Schifani, a proposito della decadenza del Cavaliere da senatore, dice: "Impossibile un percorso comune se il Pd ha pregiudizi". E sulla legge elettorale: "Contrario al Mattarellum"

Legge elettorale, "agibilità politica" di Berlusconi, riforma dell'Imu. La sopravvivenza del governo Letta si gioca su più fronti e mentre il ministro Zanonato rassicura: "Sull'Imu verranno mantenuti gli impegni presi" (VIDEO), il Pdl frena su una riforma complessiva della legge elettorale che non vada di pari passo con le riforme istituzionali. La tensione resta altissima sulla questione della decadenza di Berlusconi da senatore, con il Cavaliere che promette: "Io non mollo" (VIDEO).
Rivolgendosi, su Facebook, ai suoi elettori: "State tranquilli che non mi faccio da parte, resto io il capo del centrodestra. Farò sino all'ultimo l'interesse del Paese e degli italiani. Andate avanti con coraggio. Non vi farò fare assolutamente brutte figure. Prepariamoci al meglio".

Schifani: "Non capisco fretta del Pd sulla legge elettorale" - "Sulla legge elettorale posso condividere la fretta di Letta se si riferisce al recepimento dei rilievi della Corte Costituzionale. Altrimenti, non comprendo le motivazioni di questa fretta. Comunque, non ci sono margini di avvicinamento". E' quanto afferma il capogruppo Pdl al Senato, Renato Schifani, ai microfoni di SkyTG24 dopo le parole del presidente del Consiglio Enrico Letta, che domenica 18 agosto dal Meeting di Cl a Rimini ha ribadito l'urgenza di una riforma della legge elettorale e ha aggiunto: "Via subito il Porcellum".

"Tra Pd e Pdl - precisa Schifani - le distanze rimangono. Noi siamo per mettere in sicurezza il Porcellum con la soglia". E ancora: "Per noi la legge elettorale nuova deve seguire le riforme istituzionali, altrimenti non la comprendo, e preferisco non comprendere altre motivazioni che non mi piacciono, come quella di fare una legge elettorale per andare a votare subito. Noi siamo per le cose lineari e per mettere in sicurezza l'attuale legge. Noi diciamo no al ritorno del Mattarellum".

"Da Napolitano ci aspettavamo di più" - Renato Schifani parla anche della cosiddetta agibilità politica di Silvio Berlusconi. Un appello a Napolitano "c'era stato", afferma, ma "nel messaggio del capo dello Stato non ho trovato quello che avevamo chiesto. Non entro nel merito. Delle posizioni del presidente della Repubblica si prende atto e si rispettano, ma ci aspettavamo di più". Quanto invece alla questione relativa alla decadenza da senatore di Silvio Berlusconi, Schifani afferma che la tenuta del governo sarebbe seriamente compromessa se il Pd accelerasse a settembre, respingendo le richieste del Pdl di "approfondire" la legge Severino sull'incandidabilità. "Se da parte del Pd ci fosse un atteggiamento pregiudiziale di chiusura alle richieste di approfondimento anche davanti alla Corte costituzionale della legge Severino, allora sarebbe impossibile un percorso comune", afferma ancora Schifani.

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L'iter in Aula -  Il decreto legislativo del 31 dicembre 2012, che dà attuazione alla legge anticorruzione (la cosiddetta legge Severino) nella parte riguardante l'etica in politica, stabilisce l'incandidabilità a parlamentare italiano ed europeo di chi sia stato condannato in via definitiva a pene superiori ai 2 anni di reclusione per delitti non colposi punibili nel massimo con almeno 4 anni di carcere. Berlusconi è stato condannato in via definitiva a 4 anni di carcere, tre dei quali coperti da indulto, per frode fiscale.

La Giunta per le elezioni e le immunità del Senato dovrebbe votare il parere sulla decadenza di Berlusconi tra settembre ed ottobre, come ha ribadito la settimana scorsa il suo presidente Dario Stefano di Sel. Ma alcuni esponenti del Pd e il M5s di Beppe Grillo spingono per adottare questo parere già alla prima riunione dopo la pausa estiva, fissata per il 9 settembre. La decisione finale sulla perdita dello status di parlamentare per Berlusconi sarà comunque presa in un secondo momento dall'aula del Senato, che potrebbe pronunciarsi anche con voto segreto.

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