Pdl in pressing su Napolitano: il Colle riflette

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Il partito del Cavaliere punta sulla riforma della giustizia per dare un futuro politico al proprio leader. Il Quirinale esamina le proposte. La Santanchè annuncia: "Berlusconi andrà in carcere". Quagliariello: "C'era un piano per far cadere il governo"

Grazia, salvacondotto, carcere. Le strade percorribili per Silvio Berlusconi sono tante e il Pdl sta lavorando per restituire agibilità politica al proprio leader. L'incontro tra i capigruppo Brunetta e Schifani con il capo dello Stato Napolitano è stato un primo approccio per far uscire il Cavaliere dall'angolo. Nel colloquio di lunedì il tema è stato affrontato da più punti di vista e gli uomini del Pdl hanno messo sul tavolo la riforma della giustizia. Ma dal presidente della Repubblica, per ora, non hanno ottenuto che la disponibilità ad ascoltare e ad esaminare ogni aspetto della questione.

La possibilità del carcere - Berlusconi ha garantito l'abbassamento dei toni delle polemiche e la tenuta del governo. Ma il Cavaliere, vista l'impraticabilità della clemenza, punterebbe a un'amnistia o a un indulto che potrebbero arrivare da una complessiva riforma della giustizia, auspicata anche dallo stesso Napolitano qualche tempo fa. I tempi però sarebbero lunghi e non garantirebbero un salvagente al leader del Pdl. E allora prende corpo un'alternativa più drastica: l'onorevole Daniela Santanchè ha dichiarato che "Berlusconi andrà in carcere. Non chiederà né i domiciliari, né la messa in prova". L'indisponibilità del Cavaliere a cedere all'orgoglio e affidarsi ai servizi sociali porterebbe a un tentativo di avere una forma di domiciliari che gli consentano un margine di libertà per comunicare con l'esterno e continuare ad avere un ruolo in politica.

L'ipotesi urne anticipate e la reazione di Letta - Ultima, infine, c'è la via delle urne. Su questa strada premono i falchi del Pdl. Ma le colombe frenano, consapevoli tra l'altro che lo scioglimento delle Camere da parte di Napolitano non è automatico. La consapevolezza del bisogno di stabilità è stata ribadita anche dal premiere Enrico Letta che ha bocciato l'ipotesi delle urne e ha annunciato di non avere alcuna intenzione di farsi logorare. Un messaggio riferito al partito di Berlusconi ma anche a una parte del Pd pronta allo strappo. La parola d'ordine è appunto "stabilità politica" per non "buttare via" i segni di ripresa che si intravedono all'orizzonte. Segnali "concreti", ha assicurato dopo un incontro con Ignazio Visco e Fabrizio Saccomanni. Dal governatore di Bankitalia e dal ministro dell'Economia, Letta ha avuto la conferma che la luce alla fine del tunnel si vede davvero.

Quagliariello: "Piano per far cadere governo" -  La scorsa domenica "era pronta un'operazione per decretare la fine del governo Letta. Un'operazione che non è andata a buon fine". Lo rivela il ministro Pdl per le Riforme costituzionali Gaetano Quagliariello, in un'intervista al Corriere della Sera. "Ci sono tante persone, nel centrosinistra ma anche nel centrodestra, che non amano questo governo. E che aspettano un nostro passo falso per farlo cadere", ha dichiarato l'esponente dell'esecutivo.

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