Grazia o voto, pressing del Pdl dopo la sentenza Mediaset

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Silvio Berlusconi lancia l'aut aut: riforma della giustizia oppure si vada alle urne. Alfano avverte: i ministri del Pdl sono pronti alle dimissioni. Intanto, fervono i preparativi per la manifestazione di domenica a Roma. RASSEGNA STAMPA

Pressing del Pdl su Napolitano affinché conceda la grazia a Berlusconi. "La legge stabilisce i soggetti titolati a presentare domanda", risponde secco il Colle. Subito la riforma della giustizia o pronti al voto, è invece l'aut aut dell'ex premier al quale risponde il segretario del Pd Guglielmo Epifani: la riforma che vuole il Pdl se la scordi, commenta. E avverte: ora nel governo dobbiamo prepararci a tutto.
Questi, in estrema sintesi, i temi che infiammano questo primo weekend agostano dopo la sentenza Mediaset (4 anni di carcere di cui 3 coperti da indulto e ridefinizione della pena accessoria sull'interdizione dai pubblici uffici). Il Pdl, intanto, si prepara a scendere in piazza domenica per manifestare a sostegno del Cavaliere. Il vicepremier Angelino Alfano ha spiegato che i ministri piediellini sono pronti alle dimissioni e la linea emersa dopo la riunione tra l'ex premier e i suoi (foto) è chiara: grazia e riforma della giustizia altrimenti si va alle urne. Diversi, come illustrano i quotidiani in edicola sabato 3 agosto, i possibili scenari futuri (la rassegna stampa di SkyTG24).

L'ipotesi: alle urne il 27 ottobre - Il primo quotidiano ad ipotizzare una data per il presunto ritorno alle urne è Repubblica di Ezio Mario. Potrebbe essere il 27 ottobre, "in concomitanza col voto in Trentino Alto Adige, la data da cerchiare in rosso per il voto anticipato. Quirinale permettendo".

Il nodo della grazia - Ma il vero tormentone di queste ore è la questione della clemenza. "Ci vuole un po' di grazia" titola Libero; "No grazia" si legge a tutta pagina sul Manifesto. Il Colle risponde che "è la legge a stabilire quali sono i soggetti titolati a presentare la domanda di grazia". Il procedimento, infatti, è disciplinato dall'art. 681 del codice di procedura penale. La domanda è diretta al Capo dello Stato e va presentata al ministro della Giustizia. E' sottoscritta dal condannato, da un suo prossimo congiunto, dal convivente, dal tutore o curatore, oppure da un avvocato. Se il condannato è detenuto o internato, la domanda può essere però direttamente presentata anche al magistrato di sorveglianza.

Perché non può chiederla? - Secondo il quotidiano La Stampa "è assai dubbio che Berlusconi chieda la grazia. Per una ragione di diritto e una di consuetudine. La prima: formalmente la sentenza di condanna - mancando della durata dell'interdizione -  non è definitiva. La seconda: non la norma ma tutta la consuetudine vuole che il Presidente eserciti il potere di grazia nei confronti di chi è condannato in via definitiva, e non abbia altri procedimenti giudiziari in corso".

Editoriali - Politica in fermento, dunque. Occorre però scongiurare il baratro istituzionale, avverte Ferruccio De Bortoli nel suo editoriale. "Constatiamo che l'emotività ha preso il sopravvento. Il governo Letta rischia di essere travolto. E il Paese trascinato in un buio baratro istituzionale. - scrive il direttore de il Corriere della Sera - Non deve e non può accadere. L'Italia ha un drammatico bisogno di curare i propri mali, di non trasmettere al mondo l'immagine di un veliero alla deriva, ammorbato da una pestilenziale sovrapposizione dei poteri e piegato da una ventennale guerra civile". Per il direttore de Il Foglio Giuliano Ferarra, invece, come spiega nell'editoriale dal titolo Cassare la Cassazione "chi dice che quello del Cav. è un destino privato è un cretinetti e un ipocrita: è stato messo fuori legge un pezzo di libertà. Che fare? Deludere gli sfascisti ed eleggere domicilio politico a casa del prigioniero libero".

La successione: Marina Berlusconi - Intanto, al vertice del Pdl di venerdì 2 agosto ha debuttato Marina Berlusconi. "Se si vota toccherà a lei. Dovrà guidare la nuova Forza Italia", sembra essere l'ipotesi più accreditata secondo quanto riferisce il quotidiano Repubblica. E non solo. Anche sui giornali vicini al Cav. si parla di successione alla guida del partito del centrodestra e si fa il nome della figlia del leader. "La scelta di Marina può riscattare" titola il Giornale. "A spingere verso questa soluzione sono soprattutto le 'Amazzoni' capitanate da Daniela Santanchè" spiega Libero. "Lei continua a chiamarsi fuori - spiega il quotidiano diretto da Belpietro - dice che non ne vuole sapere. Il padre vorrebbe risparmiarle quanto è successo a lui, il tritacarne delle indagini e della stampa contro".

Le interviste - Nel dibattito post sentenza Mediaset interviene anche il professore Mario Monti: "Gravissimo se cade l'esecutivo -  afferma nell'intervista rilasciata al Corriere della Sera - Ma non deve essere un taxi elettorale" afferma l'ex presidente del Consiglio. E aggiunge: "Berlusconi? Provo vero dispiacere per la persona. Il Pdl ora diventi più moderato".
"La capacità di resistenza di Berlusconi è illimitata" assicura invece Antonio Martino intervistato da il Messaggero. "Mentre Craxi era finito, Berlusconi non è finito affatto, anzi" dice. Poi rilancia l'idea di Forza Italia, vincente solo se Silvio si libera dei colonnelli. Alza i toni, invece, Paolo Romani, che da Repubblica avverte: "Senza risposte apriamo la crisi in settimana". E spiega: "la priorità in questo momento è dire agli italiani distratti dalle vacanze che stanno tentando di cancellare Berlusconi e i suoi dieci milioni di voti. Un sopruso inaccettabile. Il resto si vedrà in un secondo tempo".

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